1 Dicembre 2021, mercoledì
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Corre il Pil italiano per la Commissione europea non siamo più il fanalino di coda

La crescita del Pil italiano dovrebbe attestarsi al 6,2 per cento nel 2021 per poi proseguire al 4,3 per cento nel 2022 e al 2,3 per cento nel 2023. È quanto si afferma nelle previsioni economiche autunnali della Commissione europea. Rispetto alle previsioni estive pubblicate lo scorso 7 luglio si registra un miglioramento delle aspettative sull’economia italiana.

Le precedenti tabelle della Commissione prevedevano infatti una crescita pari al 5 per cento per l’anno in corso e del 4,2 per cento per il 2022.

In Italia, “il rapporto debito pubblico Pil è destinato a diminuire dal 155,6 per cento nel 2020 al 151 per cento nel 2023, grazie alla ripresa economica” si legge nelle previsioni, “dopo essere salito al 9,6 per cento del Pil nel 2020, il disavanzo nominale” dell’Italia “dovrebbe diminuire marginalmente al 9,4 per cento nel 2021” perché “si prevede che il rimbalzo dell’attività economica abbia aumentato le entrate del governo, compensando ampiamente l’aumento della spesa correlato alle misure politiche” prese per limitare la crisi.

“I servizi al consumo hanno guidato il rimbalzo” dell’economia italiana “nel secondo trimestre di quest’anno” mentre “la forza trainante della crescita del Pil” si è spostata “dall’edilizia e dalla produzione ai servizi”. È quanto si legge nelle previsioni economiche autunnali della Commissione europea.

“Si stima che l’economia abbia continuato il suo percorso di espansione nel terzo trimestre del 2021 – si legge nelle previsioni – mentre è probabile che l’aumento dei prezzi dei fattori di produzione e le interruzioni dell’offerta che devono affrontare le imprese manifatturiere peseranno sulle prospettive a breve termine”.

Tuttavia, “l’economia italiana dovrebbe intraprendere un percorso di espansione stabile e sostenuto il prossimo anno, grazie all’allentamento delle carenze di approvvigionamento, al sostegno di bilancio nazionale e in particolare allo sviluppo degli investimenti finanziati dalla Recovery and resilience facility”, ovvero la parte del Next Generation Eu dedicata al sostegno diretto dei Paesi membri. “Le prospettive rimangono soggette a rischi al ribasso legati alla pandemia – si avverte nel documento Ue – incluso il potenziale radicamento della partecipazione alla forza lavoro in diminuzione”.

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