24 Ottobre 2020, sabato
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Obbligo di SPID e CIE cosa cambia e cosa significa per le imprese

Obbligo di SPID e CIE cosa cambia e cosa significa per le imprese

L’articolo 24 del decreto legge “semplificazioni” 2020, potenzia il ruolo delle identità digitali, come abbiamo analizzato dal punto di vista delle imprese con il gruppo di lavoro aperto #ClubTI4SPID.

In particolare, al punto 1 e 6, dispone che dal 28 febbraio 2021 le pubbliche amministrazioni “…utilizzano esclusivamente le identità digitali e la carta di identità elettronica ai fini dell’identificazione dei cittadini che accedono ai propri servizi online…”.

Per la prima volta, una disposizione simile è corredata di sanzioni significative per i dirigenti responsabili (verosimilmente in particolare i Responsabili della Transizione Digitale o RTD, gli agenti di trasformazione digitale all’interno della pubblica amministrazione con e per i quali AgID lavora intensamente da anni) e per l’intera struttura che gestiscono! Pochi giorni dopo vediamo già, per esempio, una pubblica amministrazione relativamente piccola e locale assumere un ICT temporary manager che affianchi il Responsabile per la Transizione al Digitale e predisponga il piano triennale per l’informatica secondo le modalità stabilite da AgID. Sembra plausibile che sia proprio il decreto semplificazioni a stimolare azioni come questa.

Capire cosa aspettarsi entro il 28 febbraio è importante per i cittadini, e può esserlo ancora di più per le imprese.

  • i cittadini infatti stanno adottando SPID a velocità sempre crescente: più di un milione centomila nuovi profili in un solo mese a luglio, per la prima volta da quando SPID esiste, grazie alla spinta a sostituire visite di persona con interazioni digitali di questi mesi di pandemia, e ai bonus relativi che si richiedono con SPID. A questo punto la soglia di 10 milioni di profili attivi sembra a portata di mano, per settembre se non già durante agosto!
  • Le imprese, invece, continuano a ignorare questo bacino di clienti potenziali: solo 11 hanno completato le procedure per usare SPID per identificare chi accede ai loro servizi, e solo alcune di queste sono effettivamente attive. Come fanno le migliaia di imprese grandi e piccole che oggi offrono servizi digitali ai cittadini? Usano ancora le identità digitali dei grandi fornitori di servizi online, o propri sistemi di solito basati su userid e password, o i servizi come la firma elettronica dei grandi prestatori di servizi fiduciari.

Per questo è utile valutare e trasmettere alle imprese, nel quadro della campagna di comunicazione per loro che stiamo organizzando, cosa aspettarsi dopo il decreto semplificazioni in termini di adozione di SPID e CIE da parte delle pubbliche amministrazioni.

Le pubbliche amministrazioni sono tante: ISTAT elenca e considera circa 10400 “unità istituzionali”. Il numero dei soggetti che possono decidere in autonomia di adottare strumenti informatici e realizzare servizi digitali per i cittadini, e spesso hanno dovuto farlo, è molto maggiore: alcune di queste unità istituzionali comprendono centinaia o migliaia di questi soggetti. Un esempio: le decine di migliaia di scuole che ISTAT conta come unità locali di una sola di queste unità istituzionali (il ministero dell’istruzione, o una provincia autonoma).

AgID pubblica regolarmente online l’avanzamentodella trasformazione digitale che per SPID indica anche una stima del numero delle pubbliche amministrazioni che l’hanno adottata: 4478 al 30 luglio, e un obiettivo 2020: diecimila. Il rapporto è relativamente confortante, ma ci dice poco sull’effettiva complessità dell’adozione da parte delle 5500 amministrazioni rimanenti: quanto sono lontane? Quante hanno già avviato l’adozione, e quante aspettano ancora di muovere i primi passi? Sono in media più o meno complesse di quelle che hanno già adottato SPID? Quante gestiscono alcuni sistemi informativi per i cittadini in autonomia e quante invece fanno riferimento per tutta la loro trasformazione digitale a un centro servizi magari regionale? In più, volendo esaminare più attentamente anche le 4478 già attive: quante di loro hanno magari uno o pochissimi servizi digitali integrati con SPID e tanti altri ancora accessibili solo tramite credenziali diverse?

tutte le più grandi amministrazioni pubbliche centrali useranno molto probabilmente SPID e CIE come strumenti esclusivi di identificazione digitale già nel 2021. Si tratta infatti di organizzazioni con una forte capacità ed autonomia nel gestire servizi informatici, architetture tecnologiche con strumenti di identificazione, autenticazione e sicurezza evoluti, e soprattutto abituate a organizzare le proprie priorità in funzione di adempimenti e obblighi. Di fronte alla crescita degli utenti con SPID e CIE, e all’obbligo disposto dal decreto, possiamo prevedere che la maggior parte dei loro servizi ai cittadini verranno adeguati, e i servizi digitali con strumenti di identificazione diversi saranno eccezioni, magari pienamente giustificate e condivisibili.

A cura di Lorenzo de Siato–

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