20 Ottobre 2020, martedì
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Inps nella bufera, Tridico paga pegno ma occhio agli irresponsabili

|a cura di Maria Parente

Con l’avvento della pandemia le posizioni economiche di circa l’80% della popolazione italiana hanno risentito di imprevedibili e catastrofiche conseguenze: l’impossibilità di recarsi al lavoro, il fermo delle attività industriali e di diversi settori che contribuiscono alla crescita ed al sostentamento della nostra Nazione, hanno determinato un calo significativo che ha colpito principalmente dipendenti e impiegati a cui lo stipendio viene sospeso, in attesa di ricevere la cassa integrazione paventata dal Governo, oggetto di numerosi decreti che via via sono stati illustrati dal Premier Giuseppe Conte.

DATI INPS“Il numero totale di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate dal primo aprile al 31 agosto 2020, per emergenza sanitaria, è pari a 2.819,1 milioni di cui 1.384 milioni di Cig ordinaria, 887,1 milioni per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 548 milioni di Cig in deroga. “. Questo quanto reso noto dall’Inps, che da qualche giorno torna ad essere oggetto di accuse ed aspre critiche : Pasquale Tridico, Presidente INPS, percepirà un aumento corposo dello stipendio, passando dall’attuale di 62mila a 150mila euro lordi l’anno. Ed è rivolta.

DI MAIO E CONTE ESTRANEI-I vertici del Governo prendono immediatamente le distanze dalla decisione, professandosi estranei, come se l’aumento dello stipendio di Pasquale Tridico sarebbe stato “autodeterminato” dallo stesso , sponsorizzazione ovviamente fasulla poiché non è nei poteri del presidente o di qualsiasi altro organo dell’Istituto determinarsi i compensi. Ed infatti l’aumento oggi determinato e portato alla ribalta da La Repubblica è stato definito con decreto interministeriale firmato il 7 agosto scorso dalla titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo (5 Stelle), e dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri (Pd) che formalizza i nuovi emolumenti con decorrenza «dalla data di nomina».

Dunque, nulla di nuovo o di anomalo che possa irritare chi presiede il Governo: ciò che fa scalpore , più che l’aumento dovuto a Tridico, è il periodo storico in cui va a concretizzarsi la decisione. Perché Tridico merita questa notevole promozione economica? Proviamo a costruire idoneamente il quadro politico che spiega la decisione presente.

Il predecessore di Tridico, Tito Boeri, stimato economista della Bocconi, prendeva 103 mila euro lordi, meno del suo reddito precedente e soprattutto molto meno rispetto al tetto di 240 mila euro fissato dal governo per i vertici della pubblica amministrazione. Tanto più che, fino allo scorso aprile, quando è stato reintrodotto il consiglio di amministrazione, l’Inps è stato governato solamente dal presidente (aveva cominciato Antonio Mastrapasqua come commissario straordinario nel lontano 2008) insieme con il direttore generale. E parliamo di un ente gigantesco che amministra tutte le pensioni e gli ammortizzatori sociali. Quando Tridico, giovane economista dell’Università Roma Tre, venne nominato per volere di Di Maio, il 22 maggio 2019, dovette dividere l’emolumento di 103mila euro con il vicepresidente (transitoriamente Adriano Morrone), figura reintrodotta su richiesta del leader della Lega, Matteo Salvini, allora al governo, col preciso scopo di marcare stretto il presidente grillino, già allora guardato con diffidenza dal Carroccio. Così circa 62 mila euro furono attribuiti a Tridico e il resto al vice.

L’OPINIONE-Figure presidenziali o di vertici che risiedono a capo di importanti organi o istituzioni, con responsabilità non indifferenti meritano, probabilmente, uno stipendio all’altezza del ruolo a cui sono adibiti e nonostante gli sia tutto dovuto, con o senza effetto retroattivo, Tridico o chiunque altro si sia trovato in questa becera posizione, avrebbe potuto rinviare l’aumento a tempi migliori, mostrandosi vicino al popolo ed in particolare alle fasce deboli che non godono di sussidi certi o non sufficienti ad una sopravvivenza dignitosa.

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