Referendum costituzionale,potere al popolo: SI o No?

|a cura di Maria Parente

Il referendum costituzionale , previsto nei giorni 20 e 21 settembre, invoca gli italiani alle urne ad esprimere il consenso(o dissenso) ad una proposta legislativa che intende ridurre drasticamente il numero dei parlamentari.

IL REFERENDUM-“Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” è il titolo del quesito di questo referendum di revisione costituzionale, si tratta del quarto referendum confermativo nella storia della Repubblica, e non richiede il raggiungimento di un quorum per avere efficacia: le modifiche saranno attuative con la maggioranza semplice dei SI o dei NO.

La riduzione del numero dei parlamentari, è un punto del programma politico nato dall’accordo tra Movimento 5 stelle e Lega all’indomani della nascita del governo Conte I nel maggio del 2018 (c.d. “Contratto per il governo del cambiamento”). Ne è nato un disegno di legge costituzionale che prevede:

  • la modifica dell’art. 56 della Costituzione italiana, con riduzione del numero dei deputati della Camera da 630 a 400, e della circoscrizione estero con riduzione dei deputati da 12 a 8.
  • la modifica dell’art. 57 della Costituzione italiana, con riduzione del numero dei senatori da 315 a 200 e della circoscrizione estero da 6 a 3. Ogni regione italiana inoltre avrà un numero minimo di senatori, non più di 7 (come attualmente previsto) ma di 3.
  • la modifica dell’art. 59 della Costituzione, con riduzione a 5, del numero di senatori a vita (ossia di coloro “che hanno illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico o letterario”) che il Presidente della Repubblica può nominare.

L’OPINIONE-Come ogni proposta referendaria che si rispetti non tutti sono propensi all’approvazione della revisione poiché come si suol dire ci sono, come sempre, “pro e contro”: il taglio dei parlamentari così come prevede il referendum comporterebbe la riduzione dei costi della politica, per un risparmio complessivo di oltre 80 milioni di euro annui ma al contempo la riduzione del numero dei parlamentari creerebbe invece seri pericoli in ordine alla rappresentatività del popolo in parlamento. La drastica riduzione del numero dei senatori infatti, determinerebbe la mancanza di rappresentanti provenienti dai territori più piccoli.

Chiara e netta contrapposizione tra le due fazioni: i sostenitori del si spinti da motivazioni pragmatiche, intese come un risparmio e dunque un guadagno per lo Stato di non scarso valore mentre, i sostenitori del no sembrano essere mossi da un leitmotiv patriottico, romantico, alla difesa dei comuni e territori minori che potrebbero rischiare di essere “soppressi” dalla tutela della Nazione.

Importante: l’entrata in vigore della riduzione del numero di parlamentari avverrà dopo lo scioglimento delle camere o alla prima cessazione dell’attuale legislatura e comunque non prima di 60 giorni dalla entrata in vigore della legge. Pertanto la modifica, come è immaginabile, non va a toccare l’attuale Parlamento, ma la formazione della prossima legislatura.

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