Così le mafie sfruttano l’emergenza per acquistare consensi. Ritardi dello Stato? Ne approfittano i clan

|a cura di Maria Parente

Non è affatto semplice delineare la crisi generata dall’impatto del Covid19 sulla nostra Nazione: generalmente il termine “crisi” ribalta la nostra attenzione sul piano economico, sulla enorme perdita di Pil, le aziende e le pmi che faticano a risorgere, tra queste gran parte di loro con precedenti situazioni debitorie non sanate, contribuendo ancor di più a dirottare un già precario equilibrio economico verso gli abissi. E’ scontato che tutte le aziende e le imprese, piccole e medie, potranno avvalersi di “ingenti aiuti statali” firmati e illustrati dal Premier Conte, poi dalle Regioni che hanno adottato ognuna rispettivi piani di emergenza che assecondano le esigenze territoriali circoscritte. Insomma l’abisso non è poi così certo si potrebbe pensare ma il problema reale è il tempo che trascorrerà tra le promesse del Governo fatte alle imprese alla concreta erogazione dei finanziamenti: un lasso di tempo che senza alcuna incertezza potrebbe rivelarsi fatale per la sopravvivenza delle attività produttive.

Ed ecco che, nel bel mezzo della disperazione, fanno capolino le associazioni mafiose pronte ad elargire il denaro necessario per garantire il futuro di piccole aziende e imprese ad un passo dal fallimento. A parte il traffico di droga, il business del caffè, delle corse dei cavalli truccate e delle slot machine , la crisi determinata dal coronavirus, potrebbe portare certi gruppi criminali particolarmente duttili ad esplorare anche comparti meno battuti che possono ora diventare molto redditizi, quali ad esempio la sanità, peraltro già interessata in Lombardia da indagini giudiziarie.

Cosa nostra, ad esempio, si rileva dalle indagini condotte dal gip Piergiorgio Morosini,come possa mettere in cantiere un progetto ben strutturato per sfruttare l’emergenza coronavirus. Un disegno che segue tre canali parallelisostegno economico per le necessità di tutti i giorni alle famiglie in crisi, in modo da tornare a coltivare consenso sociale, caccia aperta alle piccole e medie imprese in grosse difficoltà, prima con prestiti a usura e poi appropriandosi direttamente di società che provengono dall’economia pulita, e infine la grande torta degli aiuti pubblici erogati proprio per tamponare l’emergenza economica. Sullo sfondo anche il ritardo del sostegno economico dello Stato ai piccoli operatori economici, dovuto a lunghi iter burocratici, che diventa assist per la mafia. A differenza della burocrazia statale, infatti, Cosa nostra è “in grado di assicurare interventi rapidi e concreti suscettibili, poi, di tradursi in forme di riciclaggio o reimpiego di capitali”.

L’ attuale condizione di estremo bisogno (persino di cibo quotidiano) di tante persone senza una occupazione stabile, o con un lavoro nell’economia sommersa, può favorire forme di soccorso mafioso prodromiche al reclutamento di nuovi adepti”. È il consenso sociale, primo storico propellente dell’idea stessa di mafia: senza il favore di certi strati della società non ci sarebbe mai stata alcuna Cosa nostra. Sono gli ultimi, i dimenticati, che però, “assieme ai tanti disoccupati, potrebbero facilmente essere raggiunti dalla organizzazione criminale ricevendone un pronto intervento economico, in vista di una futura affiliazione o di una collaborazione che si presenti come una forma di corrispettivo per il ‘sussidio’ più rapido e diretto di cui hanno beneficiato”.

 Il secondo fronte del virus delle mafie al tempo dell’epidemia è rappresentato dalle aziende in difficoltà. “Il blocco delle attività di tanti esercizi commerciali o di piccole e medie imprese è in grado di cagionare una crisi di liquidità difficilmente reversibile per numerose realtà economiche, in relazione alla quale l’intervento dei componenti del gruppo mafioso potrebbe manifestarsi attraverso quei delitti tipici della predetta organizzazione criminale, vale a dire l’usural’estorsione, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni. Ossia quelle condotte penalmente rilevanti che, anche nel presente procedimento, connotano buona parte delle imputazioni elevate nei confronti degli esponenti di vertice della famiglia mafiosa”, è la descrizione fatta dal gip. Secondo stime condivise dalle menzionate agenzie, i settori più colpiti dalle misure anti-contagio sarebbero quelli relativi alle piccole e medie imprese, agli artigiani, agli esercizi commerciali, in particolare bar, ristoranti, alberghi e altre strutture ricettive”.

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