scritte sui muri di un palazzo: è reato? 

scritte sui muri di un palazzo: è reato?

Risponde il Prof.Giuseppe CatapanoRisultati immagini per murales

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Piuttosto che “arte urbana” bisognerebbe chiamarla “arte inurbana”. Il punto è che, arte o non arte, bisogna rispettare la proprietà privata. E chi crede – nell’ignoranza giuridica – che le pareti esterne di un edificio urbano siano di tutti deve spiegarlo a un giudice nel momento in cui sarà chiamato a fare i conti con la giustizia penale. Già, perché nonostante l’intervento di depenalizzazione del 2016  che ha cancellato il reato di danneggiamento, i graffiti sugli edifici restano punibili a norma del codice penale.
È questo l’importante chiarimento offerto dalla Corte Costituzionale con una recente sentenza . La questione è la seguente: se è vero che il reato di danneggiamento è stato depenalizzato [3], a che titolo si può punire chi fa i graffiti? La Corte ricorda che la depenalizzazione non ha toccato la norma del codice penale [3] che sanziona con la multa da 300 a mille euro o con la reclusione da 1 a 6 mesi chi deturpa o imbratta beni immobili altrui oppure mezzo di trasporto pubblici o privati. Quindi il writer dei treni abbandonati nel deposito o delle metropolitane, quello che fa i disegni sui palazzi del centro storico, credendo così di allietare i turisti e chi invece si limita solo a fare la classica scritta sui muri contro la polizia o il governo fanno tutti la stessa fine: incriminati. Ma qui il bello: il reato viene punito non a querela di parte, come invece nel caso in cui “oggetto sacrificale” è un bene mobile. Per i palazzi si procede d’ufficio. Vuol dire che se anche i condomini dell’edificio non vedono il responsabile ma c’è una telecamera di sorveglianza comunale o una pattuglia della polizia appostata nei paraggi il processo penale fa ugualmente il suo corso.Non conta – secondo la Corte Costituzionale – il fatto che la norma del codice penale riserverebbe ai “graffitari” un trattamento peggiore di quello previsto per il più grave reato di danneggiamento “punito” invece con una semplice sanzione pecuniaria, grazie all’intervento di depenalizzazione. Peraltro, il reato di danneggiamento continua a esistere per l’ipotesi aggravata, quella cioè in cui l’azione viene commessa su edifici del centro storico, destinati all’uso pubblico, al culto, in ristrutturazione ecc. In casi analoghi non c’è dunque la disparità di trattamento.Gli spray e le scritte sui muri di un palazzo sono reato. E le sanzioni non sono da sottovalutare.

Sotto un profilo penale si rischia l’incriminazione, la condanna e la fedina sporca: la pena di base è la multa da 300 a 1.000 euro o (meno probabile) la reclusione da 1 a 6 mesi. Se però si tratta di cose di interesse storico o artistico (si pensi a un monumento o un palazzo antico di particolare pregio), la pena sale e si applica la reclusione da tre mesi a un anno e la multa da 1.000 a 3.000 euro. Trattandosi però di un reato minore, è possibile ottenere l’archiviazione per «tenuità del fatto», il che comporta solo la macchia sul casellario giudiziario e nient’altro.Oltre a ciò, però, ci sono da considerare i profili risarcitori di carattere civile: il condominio potrebbe costituirsi “parte civile” nel processo penale per ottenere l’indennizzo dei danni subiti, oppure può agire in via autonoma, con una causa separata di tipo civile, e chiedere in tale sede il “ripristino” del palazzo a spese del responsabile. Il che significa due cose: o questi si preoccupa di pagare una ditta che rivernici le superfici sporcate e cancelli il frutto della sua “arte urbana” oppure dovrà rimborsare al condominio i costi sostenuti per anticipare tali spese. Oltre, ovviamente, alle spese processuali che non sono di poco conto e, a volte, superano anche la multa penale.

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