1 Marzo 2021, lunedì
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Il Sud in emergenza, si è fermato: calano occupazione e investimenti

Che la crescita, sia pure debole, del Mezzogiorno avesse rallentato negli ultimi mesi era già noto. E che le prospettive per il 2019 fossero tutt’altro che incoraggianti lo si era capito dalle stime e dalle previsioni di Istat e Svimez delle scorse settimane. Ma dal Check up Mezzogiorno, l’atteso appuntamento di fine anno sui dati e gli scenari dell’economia meridionale curato da Confindustria e Srm emerge purtroppo anche un altro pericoloso campanello d’allarme: per la prima volta dopo parecchi mesi l’occupazione diminuisce.

I DATI
Nel terzo trimestre dell’anno che sta per chiudersi si registra un calo dello 0,6% che non è affatto trascurabile se si considerano le condizioni generali del sistema socio-economico del Sud, di gran lunga più fragile rispetto alle altre aree del Paese, e il fatto che rispetto al 2008 mancano ancora all’appello almeno 300mila posti di lavoro.
A preoccupare poi è anche la frenata occupazionale della Campania che resta comunque la regione più forte del Mezzogiorno: il rapporto segnala 55mila occupati in meno a fronte di una crescita di 25mila unità in Calabria, la regione più indietro nella macroarea meridionale.

L’ANALISI
Che è successo? Le chiavi di lettura sembrano piuttosto chiare, senza dimenticare che valutazioni più puntuali potranno essere fatte solo quando saranno disponibili i dati di tutto il 2018. Al di là del fatto che le imprese industriali hanno continuato ad investire, garantendo al Pil manifatturiero specie in Campania – una performance costante (e ampiamente superiore a quella del Settentrione) sono venuti meno i valori tradizionalmente positivi dei servizi, con la crisi dell’edilizia ancora in primo piano; c’è stata una evidente contrazione della concessione di credito al consumo (destinato cioè alle famiglie) da parte delle banche; e si è confermata l’assoluta inadeguatezza degli investimenti pubblici.

Tre fattori che anche in presenza di buone notizie, come quelle relative all’export (+7% rispetto al 2017 anche se la spinta dell’agroalimentare sembra essersi un po’ affievolita), e al saldo positivo di settemila unità tra imprese nuove e cessate (al Nord è negativo di tremila unità), pesano tantissimo.Risultati immagini per emergenza sud

Siamo insomma di fronte ad una crescita tornata a farsi debole e incertissima dopo che per due anni sembrava avere intrapreso una strada più sicura e soprattutto più credibile. In realtà al Sud la disoccupazione femminile sfiora ancora il 20 per cento, quella giovanile resta al di sopra del 43 per cento e appena un giovane su due effettivamente lavora. Nemmeno il serbatoio dei servizi, che sembrava poter comunque sopperire almeno in parte alla carenza di occupazione stabile, riesce più a far fronte all’emergenza: gli investimenti del 2018 sono stimati addirittura in calo, rivela il rapporto.

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