23 Giugno 2021, mercoledì
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La storia di Ciro Rigotti,una nuova nube sul carcere di Poggioreale: malato terminale continua a scontare la pena detentiva

L’incubo del detenuto Ciro Rigotti,oggi 62enne,ha avuto inizio precisamente due anni quando, nel giugno 2016 e nell’ambito dell’operazione Delenda che vide i carabinieri di Napoli smantellare il clan D’Amico di Ponticelli venne arrestato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e condannato a nove anni di galera. Un duro colpo per l’uomo e per la sua famiglia che cadde nello sconforto pur certa che il reato commesso da Ciro non sarebbe passato inosservato agli occhi della legge; insomma,c’era da aspettarsi come sarebbe finita. Due anni dopo un altro colpo,questa volta durissimo,per Ciro e i suoi famigliari: all’uomo viene diagnosticato nel luglio scorso,dunque tardivamente ,un tumore maligno facciale multiplo, condizione per la quale è stato dichiarato paziente terminale.

Ricoverato nel padiglione Palermo dell’ospedale Cardarelli di Napoli e nonostante le condizioni gravissime di salute in cui versa, Ciro Rigotti si ritrova a dover scontare la pena detentiva al pari di un qualsiasi altro detenuto che gode di buona salute. I familiari non ci stanno,sono amareggiati e delusi da un sistema che non riconosce e calpesta i diritti primari dell’essere umano : le richieste di poter fare ritorno a casa presentate dall’avvocato sono state per ora tutte bocciate.

I familiari chiedono, con la collaborazione di Pietro Ioia, attivista per i diritti dei detenuti, la concessione degli arresti domiciliari per riportarlo a casa e accompagnarlo, circondato dall’affetto dei suoi cari, in quest’ultima delicata fase della sua vita. Attualmente possono vederlo solo il giovedì, così come accade in carcere per i colloqui con i familiari”.Dal portale internapoli.it ,le dichiarazioni shokkanti di sua figlia Nunzia e suo nipote Silvio: “Chiediamo gli arresti domiciliari per Ciro, per fare che si che possa morire tra le braccia dei familiari e tra le mura della sua casa a Ponticelli. Non ha ucciso nessuno, non ha speranze di guarigione, oltre che di fuga vista la sua condizione poiché pesa 24kg. Con le sue ultime forze chiede allo Stato di essere tutelato, protetto, considerato! Non si mai sottratto alla giustizia, purtroppo la malattia gli lo ha impedito. Vogliamo ringraziare Pietro Ioia che ci sta dimostrando una grande vicinanza.”

a cura di Maria Parente

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