A Nola la città preistorica sepolta e abbandonata: è la Pompei dell’Età del Bronzo

La Pompei dell’Età del Bronzogiace intatta sott’acqua a Nola. Troppo complicato e troppo costoso tenere aperto lo scavo del Villaggio preistorico di Nola, parte di una città edificata ed esistita quasi quattromila anni fa e perfettamente conservata sotto le ceneri del Vesuvio che l’ha spazzata via quasi duemila anni prima di Cristo.

Dopo la scoperta di quella che viene chiamata la Pompei dell’Età del Bronzo, in molti speravano di portare alla luce le abitazioni individuate aprendo così un parco archeologico unico al mondo. Da pochi giorni invece, come spiega il Corriere della Sera, lo scavo giace nuovamente sepolto sotto quattro metri di terra che hanno il compito di conservare i resti dall’azione dell’acqua della falda acquifera che l’ha sommerso nel 2009.

A finire sotto terra è anche l’anfiteatro Laterizio di Nola, fra i pochissimi teatri romani ad aver mantenuto fino a noi le decorazioni in marmo. I fondi stanziati sono appena sufficienti alla conservazione del patrimonio artistico e non permettono la valorizzazione . Nola è anche alle prese con un problema comune a molti siti: la mancanza di personale. Il Corriere della Sera, mercoledì 21 maggio dedica un’inchiesta a questa storia, accompagnata anche con due video che Blitz Quotidiano vi ripropone.

I testi e i video di questa inchiesta sono di Andrea Battistuzzi e Tiziana Guerrisi che scrivono:

E’ il Duemila quando gli archeologi portano alla luce i primi resti del villaggio preistorico di Croce del Papa. Sepolto dalla cenere del Vesuvio nel 1800 circa a.C. e conservato come una fotografia intatta a quasi quattromila anni di distanza. Un sito unico, secondo gli esperti che in pochi anni arrivano da tutto il mondo. Il ritrovamento ha consentito di capire molto sulla vita all’Età del Bronzo: da come venivano disposte le abitazioni alle abitudini quotidiane grazie agli oggetti ritrovati e per fortuna salvati e visibili nel museo archeologico locale. Ne vengono fuori quattro abitazioni, le prime di una lunghissima serie, sperano gli archeologi, che individuano negli anni un insediamento vastissimo, un’intera città della preistoria conservata come nell’istante in cui il vulcano l’ha congelata, quasi duemila anni prima dell’eruzione di Pompei. Gli scavi però non proseguono in questa direzione e nel 2005 il sito di Croce del Papa apre al pubblico, seppur in forma ridotta. Passano pochi mesi e iniziano le prime infiltrazioni dalla falda acquifera che nel 2009 diventano ingestibili, sommergendo completamente lo scavo. Prima i metri d’acqua salgono a tre poi, con le piogge degli ultimi mesi, arrivano a quattro e mezzo. Prima di interrare Croce del Papa un’equipe di archeologi subacquei ha preso un calco dell’abitato in modo da realizzarne una copia a grandezza naturale. Sarà visitabile a partire da quest’estate, una volta terminati i lavori.

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