28 Febbraio 2021, domenica
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Cristo si è fermato ad Eboli ma Komeini sta salendo dalla Sicilia (2)

argentino 2Come volevasi dimostrare nessuno dei giornali italiani nazionali o locali ha più parlato dopo il primo maggio dei quindici anni di galera inflitti al Magistrato di Taranto Matteo Di Giorgio e dell’incriminazione per falsa testimonianza inflitta al Procuratore Aggiunto di Taranto Pietro Argentino. Ma “La Notte” no. “La Notte” non ci sta a questa non informazione o a questa disinformazione. Quando assunsi la direzione di questo glorioso giornale, che ora sta per riuscire nella sua versione cartacea, dissi che avremmo sempre raccontato ai nostri lettori tutta la verità, solo la verità, null’altro che la verità e avremmo quindi sfidato tutte le distorsioni giornalistiche altrui, tutti i silenzi stampa tutti i veti incrociati dei segmenti peggiori del potere politico.

falcone 2“Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti. Perché la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità. La cultura del sospetto è l’anticamera del komeinismo”. Questo diceva Giovanni Falcone, esasperato, quando altri colleghi e altri uomini politici (segnatamente Libero Mancuso e Leoluca Orlando Cascio, ormai è passato tantissimo tempo e dunque possiamo fare anche i nomi) lo volevano coinvolgere nell’accusa di mafia contro il senatore Giulio Andreotti. E Giovanni Falcone con quel suo inattaccabile senso del dovere e del giusto, rispose smontando il falso pentito Pellegriti, che Leoluca Orlando (poliitco) e Libero Mancuso (Magistrato) gli avevano propinato e smontò quindi le sue false accuse contro Salvo Lima (andreottiano) accusato di essere il mandante occulto dell’omicidio Dalla Chiesa. Non solo! Ma per ulteriore sfregio dei komeinisti Giovanni Falcone si fece nominare direttore degli affari generali penali del Ministero di Grazia e Giustizia nell’ultimo governo Andreotti. Si sa come finì. I komeinisti gli fecero pagare con la vita questo affronto.

Però quello era ancora un komeinismo spietato ma romantico. Perchè quel komeinismo giudiziario era ispirato da convinzioni ideologiche determinate dai pennivendoli di “Repubblica” i quali avevano riempito la testa a tutti noi (chissà per quali recondite ragioni) che Giulio Andreotti e tutti gli andreottiani erano collusi con Cosa Nostra, convinzioni però poi rientrate. Lo ricordo ancora Leoluca Orlando Cascio che tuonava in tutti i teatri d’Italia: “Andreotti non è semplicemente connivente con la mafia! Andreotti è egli stesso mafioso! Lui ha fatto assassinare Piersdanti Mattarela” (l’amico suo) Adesso – dicono – Leoluca Orlando Cascio non si parla più con Antonio Di Pietro. E le ragioni sono evidenti.

Lo ricordo ancora il komeinista Luciano Violante, grande ispiratore e suggeritore del processo Andreotti. Al termine del processo lo stesso Luciano Violante ammise: “E’ vero: il suggeritore sono stato io! Ma se tornassi indietro nel tempo non lo rifarei più!” Oggi Luciano Violante potrebbe anche essere un buon presidente della repubblica. Ma nessuno lo candida e i nuovi komeinisti lo snobbano.

caselliLo ricordo ancora Giancarlo Caselli Procuratore di Palermo dopo che ignoti gli ammzzarono sotto il naso nella stanza del piano di sopra Luigi Lombardini, il Magistrato sardo che la cultura komeinista del sospetto indicava essere il regista di tutti i sequestri di persona in Sardegna. Mentre invece la verità era che altri Magistrati (non lui, anzi lui li voleva denunciare) vi avevano lucrato. Nella vicenda Lombardini – disse uno sconsolato Giancarlo Caselli – sono stato strumentalizzato. Ma da chi e per che cosa?

Ma oggi il komeinismo ideologico-giudiziario dei Caselli dei Violante dei Mancuso, degli Orlando-Cascio non c’è più, è stato sostituito da un altro komeinismo giudiziario tutto proteso a costruire e a distruggere carriere di magistrati e di uomini politici, secondo l’andazzo momentaneo della giostra.

Ma voglio tornare al caso specifico dei magistrati tarantini Matteo Di Giorgio e Pietro Argentino.

di giorgio 2Se il dott. Matteo Di Giorgio Magistrato della Procura della Repubblica di Taranto il quale risiede in un piccolo paese della provincia di Taranto, Castellaneta, di sole 17.000 anime (dove quindi tutti si conoscono con tutti) si attiva presso l’amministrazione Comunale perché un poveraccio, suo conoscente, possa gestire un bar pur non disponendo della relativa licenza, ecco che questo è chiaramente un gesto di umanità di Di Giorgio nei confornti del viandante con contenuti – diciamolo pure – non proprio legittimi. Ma è pur sempre un gesto di umanità e quindi non è un reato.
Senonchè che ti fa la cultura del sospetto? Ti fa pensare che il Magistrato Matteo Di Giorgio nutre già dal 2001 una grande passione politica e che quindi compia quel gesto non per un senso di umanità ma per sperare nel futuro voto del viandante e quindi per costituirsi già da allora (2001) una clientela politica, uno zoccolo duro di consensi per conseguire e rendere vincente nel 2009 la sua candidatura alla presidenza della provincia di Taranto. Ecco un caso in cui la cultura del sospetto applicata al diritto trasforma un fatto giuridicamente irrilevante in una possibile condotta delittuosa (abuso innominato in atti di ufficio ove il vantaggio patrimoniale richiesto dalla norma viene – con astrazioni metafisiche – equiparato al vantaggio politico che si trae dal voto del viandante). Questo è un caso. Ma esaminiamone anche un altro.

Se il dott. Matteo Di Giorgio Magistrato della Procura della Repubblica di Taranto il quale – lo ripetiamo – risiede in un piccolo paese della provincia di Taranto Castellaneta di sole 17.000 anime (dove quindi tutti si conoscono con tutti) scopre in un suo processo a lui assegnato che il genero di un altolocato del paese spaccia droga in discoteca e quindi sta per andare incontro a otto anni di galera, mosso da senso di pietà e questa volta anche da quel senso tutto paesano di rispetto della reciproca conoscenza, ne copre la responsabilità ma tuttavia chiede all’altolocato per decenza di dimettersi quanto meno dal consiglio comunale di cui è membro, tutto questo chiaramente viene fatto per pietà, per solidarietà paesana, per rispetto, per reciproca conoscenza, per quello che volete voi. Ma anche qui interviene la cultura komeinista del sospetto che fa insinuare che in reltà Matteo Di Giorgio approfitti della situazione per puntare con quelle dimissioni a indebolire la maggioranza e quindi a far cadere il piccolo consiglio comunale di Castellaneta per far si che la sua parte politica prenda il sopravvento e quindi lo supporti da posizioni di forza nella sua sucessiva ascesa al potere (dopo alcuni anni) alla presidenza della provincia di Taranto.

Già, ma a parte il fatto che quindici anni di galera per queste cose fanno ridere, il problema è: dov’è la prova di questi retropenseri del dott. Matteo Di Giorgio? Quale norma equipara la speranza anche minima di un vantaggio politico al vantaggio patrimoniale?

Il sospetto se volete ci può anche stare ma la prova, intendo dire la prova in senso tecncico, l’elemento che appaga la coscienza del Magistrato che deve affermare una responsabilità penale e che quindi deve sentenziare la distruzione di un uomo, quella prova – dico – dove sta?

Volete voi lettori la riprova che sia così?

Queste sette denunce a carico del dott. Matteo Di Giorgio, che sarebbero state redatte su ispirazione di un uomo politico suoantagonista, il senatore Rocco Loreto (foto), sono state diversamente valutate nel tempo venendo considerate in certi periodi storici del tutto irrilevanti (perché parliamo del 2001 mica di ieri), in altri periodi storici accuse addirittura calunniose in altri periodi storici ancora accuse riferite a fatti di reato gravissimi punibili con una pena al carcere di quindici anni e passa di reclusione.rocco loreto

Che il dott. Matteo De Giorgio abbia manifestato nel 2009 una forte propensione a candidarsi presidente della provincia di Taranto questo è vero, che l’inchiesta sia partita anzi ripartita in funzione di questa candidatura questo pure è vero, che Di Giorgio abbia mai concusso qualcuno o abbia mai strumentalizzato la funzione giudiziaria questo è falso. E’ completamente falso! O meglio è il frutto della cultura del sospetto su qualcosa che non è provato. Inoltre la cultura giudiziaria del sospetto ha completamente mutato nel tempo i contenuti del reato più grave fra quelli contestati a Di Giorgio, ossia la concussione. Una volta per aversi la concussione il pubblico ufficiale doveva terrorizzare il concusso fino al punto che quello, compulsato dal pubblico ufficiale violento e malfattore si faceva piccolo piccolo e, ob torto collo, cedeva alle sue perverse pressioni intimorito dal cosiddetto metus pubblicae potestatis ossia dal terrore che quello gli incuteva. Oggi invece basta un “ti cambio di posto” che la concussione è bella che consumata.

Conosco personalemnte sia il dott. Matteo Di Giorgio che il dott. Pietro Argentino e posso dire che sono due ottimi Magistrati, grandi lavoratori, buoni investigatori, discreti oratori ma soprattutto sono due Magistrati indipendenti, non aganciati ad alcun segmento del Potere Politico. Aregnetino aveva un lontano parente parlamentare di Forza Italia che è morto, Di Giorgio nemmeno quello. Ma proprio qui sta il problema: proprio perché questi soggetti sono personaggi valorosi Di Giorgio sicuramnente avrebbe fatto una brillante carriera politica, Argentino sarebbe avanzato ulteriormente in Magistratura: da Procuratore Aggiunto sarebbe diventato Procuratore Capo. Ma allora che ne sarebbe stato delle carriere che il Potere Politico aveva già riservato ai predestinati, gente mediocre e di mala fede?

Infatti l’incriminazione per falsa testimonianza di Argentino cade giusto pochi giorno dopo l’assegnazione a un altro Magistrato della carica di Procuratore Capo della Repubblica di Potenza, incarico per il quale anche il dott. Argentino aveva fatto domanda al CSM. Quindi a questo punto non rimane ad Argentino che ripiegare sulla carica di Procuratore Capo della Repubblica di Taranto, da affidarsi fra breve e per la quale certamente Argentino è il Magistrato che ha più titoli. Ma qui parliamo di Taranto! Cioè di un letamaio isitutzionale! Dove i problemi non sono certamenbte il bar aperto senza licenza o le false testimonianze di Argentino o le inesistenti concussioni di Di Giorgio. Un letamaio che invece deve essere gestito da chi necessariamnete ha la capacità e la volontà di adeguarsi al letamaio. Ma per spiegarvi tutto questo mi serve un altro capitolo.

Michele Imperio 2. Continua

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