9 Marzo 2021, martedì
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Quale futuro per Mare Nostrum

Pur tra polemiche e criticità, l’operazione Mare Nostrum ha raggiunto gli scopi prefissati, confermando la vocazione umanitaria e universalistica del nostro Paese che lo contraddistingue nell’Europa delle piccole patrie. 

Il Governo, dopo sei mesi di intense attività navali che hanno consentito il salvataggio di più di 20mila persone, ne ha prorogato la durata in vista di una sua rimodulazione durante il nostro semestre di presidenza europea ormai alle porte. 

Soccorso in mare
La situazione di emergenza che aveva determinato l’avvio dell’operazione nell’ottobre 2013, dopo l’ultima strage di Lampedusa, non è cambiata. Pare anzi prossima ad aggravarsi per la presenza in Libia di masse di profughi e migranti in attesa che organizzazioni criminali offrano un imbarco.

In teoria, sarebbe stato logico inquadrare l’operazione nel Search and Rescue (Sar), servizio di salvataggio che gli Stati sono tenuti a organizzare secondo la Convenzione di Amburgo e che in Italia è affidato al Corpo delle capitanerie di porto con il rilevante concorso della Marina militare e della Guardia di finanza.

Le tragedie in mare rischiano però di verificarsi non tanto nella zona Sar italiana, ma in quella di Paesi con limitate o inesistenti capacità di soccorso in cui le autorità italiane sono tuttavia obbligate a intervenire, se richieste, per non incorrere in omissioni sanzionate penalmente. 

Sono note le questioni legate all’organizzazione Sar maltese che non è adeguata all’enorme estensione della propria pretesa zona e al cui funzionamento l’Italia coopera di fatto, in assenza di un accordo dedicato.

Un vero dramma è poi la mancanza di un qualsiasi servizio Sar libico di cui non è nemmeno chiara l’esistenza sulla carta.

Zona SAR italiana (Fonte: Wikipedia).

Assistenza umanitaria 
Per tali criticità l’operazione è stata concepita come finalizzata all’assistenza umanitaria in relazione alla realtà della situazione emergenziale. L’Unione europea (Ue) non ha invece ipotizzato un suo intervento né nell’ambito degli “humanitarian and rescue tasks” delle ex Missioni di Petersberg, ricadenti nella Politica comune di sicurezza e difesa, né nel quadro della missione dell’Agenzia di controllo delle frontiere esterne (Frontex).

Ma proprio questo ha determinato la decisione unilaterale dell’Italia di porre termine alle ricorrenti tragedie del mare nel solco della propria grande tradizione di solidarietà e di civiltà giuridica.

Contrasto traffico migranti
L’altra faccia della medaglia di Mare Nostrum è quella di ordine pubblico facente capo al Ministero dell’interno volta a prevenire e reprimere il traffico illegale di migranti in applicazione della legislazione nazionale. 

L’attività di polizia ha condotto all’arresto di decine di scafisti e al sequestro in alto mare di due “navi madri” che operavano al largo delle coste italiane nel corso di due azioni condotte dalla Marina militare sotto il coordinamento delle competenti Direzioni distrettuali antimafia. 

A fronte dell’assunzione di responsabilità italiana l’azione internazionale in materia è stata anche in questo caso carente. Il contrasto del crimine transnazionale poteva difatti essere la chiave di volta per europeizzare Mare Nostrum, come ipotizzato lo scorso ottobre dal nostro Governo in una lettera all’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la Politica comune di sicurezza e difesa. 

Nessun Paese ha peraltro proposto di dare applicazione al Protocollo di Palermo del 2000 sul traffico dei migranti, accordo che, se finalmente applicato, consentirebbe intese tra i Paesi mediterranei per la cooperazione anticrimine.

Le rotte dell’immigrazione mediterranea (Fonte: BBC).

Rilancio Frontex
Frontex ha sinora svolto un ruolo marginale nel gestire i flussi provenienti dalla Libia sia perché si è concentrata sulle aree di interesse greco e spagnolo sia perché non ha mai previsto nella sua missione funzioni Sar.

Con la recente approvazione di una nuova versione del Regolamento che ne disciplina l’attività in mare, Frontex ha finalmente accettato l’eventualità che unità navali partecipanti alle operazioni di controllo delle frontiere possano svolgere tali funzioni.

Perciò da parte nostra si reclama ora un maggior coinvolgimento dell’Agenzia nel controllo delle frontiere marittime italiane e uno spostamento della sua sede dalla Polonia in Italia. 

Impegno Italiano
In prossimità dell’avvio del semestre di presidenza dell’Ue, è ora il momento di capitalizzare l’enorme impegno italiano, anche finanziario, nel gestire con i propri mezzi l’inarrestabile flusso di persone provenienti via mare dall’Africa e dal Medio Oriente. 

Mare Nostrum non è una soluzione permanente, ma rappresenta una scelta coraggiosa da far valere in Europa mettendo da parte le polemiche interne. 

Frontex potrà forse integrarsi con il nostro dispositivo navale e qualche altro Paese, come già fatto dalla Slovenia, chiederà di entrarne a far parte. 

La partita si gioca tuttavia su altri fronti come quello del capacity building marittimo dei martoriati Paesi del Nord Africa, del contrasto del crimine transnazionale, della definizione di standard concordati nella gestione delle zone Sar mediterranee. 

Non escludendo, per ridurre i traffici via mare, di istituire nei Paesi di origine uffici Ue incaricati di vagliare, sotto egida dell’agenzia Onu per i rifugiati (Acnur), le richieste di protezione internazionale avanzati da profughi e rifugiati.

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