28 Febbraio 2021, domenica
Home Italia Economia Cna: l'Italia è più povera e violenta. Ma anche, inutilmente, più istruita

Cna: l’Italia è più povera e violenta. Ma anche, inutilmente, più istruita

Più povera. Più violenta. E, inutilmente, più istruita. 
E’ l’immagine dell’Italia dopo sei anni di crisi economica, politica e sociale nella fotografia scattata dal centro studi della Cna, secondo cui le persone a rischio povertà ed esclusione sociale ormai sono oltre 18 milioni, quasi 3 milioni in più del 2007, e rappresentano il 14,8% di tutti gli europei emarginati economicamente. 
Peggio dell’Italia nell’Unione europea, sottolinea la Cna, solo la Grecia e sette paesi ex-comunisti. Dal 2007 la percentuale di italiani che non possono sostenere una spesa imprevista, pagare le bollette, riscaldare la casa, nutrirsi come si deve è schizzata dal 6,8 al 14,5%. Nel Vecchio Continente il disagio è cresciuto di più solo in Grecia. “Colpa della crisi, è vero. Ma negli stessi anni in Germania il numero di tedeschi emarginati è diminuito. Anche la crisi, evidentemente, non è uguale per tutti in Europa”, sostiene la Cna. 
Tra il 2007 e il 2012 il nostro paese è diventato anche più insicuro. In questi anni, informa il centro studi della Cna, i reati sono cresciuti dell’8,7%. In forte aumento risultano soprattutto i reati contro il patrimonio, che principalmente possono essere ricondotti alla caduta delle attività economiche: i furti sono saliti del 32,5%, le truffe e le frodi informatiche del 21,8%. 
Inoltre, secondo la Cna, la crisi spinge le famiglie a guardare sempre di meno alla qualità e la criminalità, anche internazionale, ne approfitta. Si spiega così la crescita esponenziale dei reati di contraffazione di marchi e prodotti industriali, più che quadruplicata. 
Eppure, tra il 2007 e il 2013 si è incrementato il grado di istruzione della popolazione. Sono aumentati del 23,9% i laureati e dell’11,9% i diplomati. Così da portare al 47,4% degli italiani i possessori di un diploma o di una laurea. Ma l’istruzione non ha garantito una occupazione, anzi. Se, infatti, prima della crisi il diploma assicurava un inserimento sul mercato del lavoro simile, in pratica, a quello della laurea, oggi la probabilità di disoccupazione di un diplomato è prossima a quanti posseggono solo la licenza media. Si spiega anche con questi numeri, sottolinea l’indagine del centro studi della Cna, l’esplosione del fenomeno Neet, i giovani tra i 15 e i 34 anni che non lavorano, non studiano, non svolgono attività di formazione, saliti in sette anni di oltre 750 mila unità, arrivando a quasi 3,6 milioni. Il 27,3% dei Neet sono diplomati (erano il 17% nel 2007), il 21,7% laureati, contro il 15,9 per cento all’inizio della crisi.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Usa, chi sono i miliziani colpiti da Biden in Siria

 La prima azione militare dell'amministrazione di Joe Biden nella zona orientale della Siria, al confine con l'Iraq, ha colpito due milizie sostenute dall'Iran, Kataib Hezbollah e Kataib...

Vaccino Covid, dagli Usa via libera definitivo al monodose di Johnson&Johnson

Dagli Stati Uniti è in arrivo un terzo alleato nella battaglia contro il coronavirus. Nella giornata di sabato la Food and Drug...

Serie A. La Juve frena, la Lazio cade a Bologna

Negli anticipi della 24° giornata, la Juve non va oltre il pareggio in casa del Verona, la Lazio perde 2-0 sul campo del...

Sanremo 2021: nella seconda serata ci sarà Alex Schwazer

Quest’anno alla 71esima edizione di Sanremo ci saranno molti protagonisti a livello sportivo. Iniziando da Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan, è stato...

Commenti recenti