Nato, passepartout risolutivo tra Kiev e Mosca

Ciò che osserviamo in Ucraina e in Crimea covava da tempo sotto la cenere. C’era da aspettarselo, visto che il presidente russo Vladimir Putin non ha mai fatto mistero della volontà di riscatto dall’ingestione dei troppi bocconi amari che Usa e Nato, nel tempo, gli hanno fatto inghiottire. Come, ad esempio, la questione antimissile, la cooptazione nella Nato di tanti ex-satelliti, l’indipendenza del Kosovo e il sostegno alla Georgia.

Il modo risoluto in cui aveva affrontato la crisi georgiana, per lui nient’altro che un test, avrebbe pur dovuto insegnarci qualcosa. Alla fine, il pressante – ed a volte anche maldestro – corteggiamento della Nato e dell’Unione europea (Ue) all’Ucraina a questo orgoglioso ammiratore di Pietro il Grande deve essere sembrato davvero intollerabile.

Nato-Russia Council
Va poi considerato che, a questo punto, troppe sono le “credibilità” ormai in gioco, e ciò limita la flessibilità del sistema internazionale. La prima, come abbiamo detto, riguarda direttamente Putin. La seconda coinvolge il presidente Barack Obama, accusato dai repubblicani e da una parte dei democratici di essere pavido, timido ed indeciso.

In effetti, il modo in cui ha trattato gli ultimi eventi in Medio Oriente non ne esaltano affatto la credibilità internazionale, costringendolo a “fare qualcosa”. Anche la Nato, che con qualche isteresi finisce per uniformarsi al comportamento degli Stati Uniti, si trova decisamente associata a questa crisi di credibilità. Lo è anche l’Ue, ma ormai tutti lo sanno, ci è abituata e fa l’unica cosa che può fare chi ha abdicato ad un minimo di forza: crearsi un piccolo spazio con la mediazione.

In ogni caso, per dialogare con la Russia lo strumento operativo esiste, è istituzionale e si chiama Nato-Russia Council (Nrc). Firmato al vertice Nato di Pratica di Mare nel 2002, si riunisce periodicamente in diversi formati. Una volta al mese a livello ambasciatori, due volte all’anno a livello ministeriale e quando richiesto a livello di summit.

Nei giorni scorsi il Consiglio si è riunito al primo livello, ma è fallito per la rigidità delle parti. Unico accordo, quello di rivedersi ancora. La Nato dispone quindi di un’ottima palestra, che va mantenuta aperta evitando di tirare troppo la corda. Non è male ricordare che, dopo la guerra del Kosovo, per un paio d’anni la Russia per protesta aveva rinunciato a partecipare al Permanent Joint Council (Pjc, predecessore dell’Nrc). Occorre molta attenzione, perché l’inconveniente – in questa fase sarebbe assai grave – non si debba assolutamente ripetere.

Soldati, F-15 e Awacs
Al momento, la Russia ha solo utilizzato i soldati, non le armi. Gli statunitensi hanno appena accennato a mostrare i muscoli, limitandosi ad inviare all’Est una squadriglia di F-15 e aero-rifornitori per “integrare” la difesa aerea, mentre la Nato ha schierato in Polonia e in Romania un paio di radar volanti (Awacs) per coordinare il tutto e sorvegliare gli spazi aerei. Dalle loro orbite, riescono a vedere anche ciò che succede nella Russia meridionale e in Crimea.

Nel corso dell’Nrc, il segretario generale della Nato Andres Fogh Rasmussen ha fatto il duro, specificando i provvedimenti immediati: sospendere la pianificazione della prima missione congiunta Nato-Russia (la scorta alle navi cargo che evacuano le armi chimiche siriane); annullare, al momento, gli staff meeting civili-militari; rimandare al vertice dei ministri degli esteri di aprile ogni decisione sul futuro della collaborazione con la Russia.

Ciò detto, il segretario ha attenuato il tono, affermando che la Nato intende mantenere aperto il dialogo nella sede più adatta. Tuttavia, ha voluto subito controbilanciare, assicurando che la cooperazione con l’Ucraina sarà comunque rinforzata e le riforme sostenute.

Unilateralismo russo svantaggioso
Il problema della Nato ora è come reagire – farlo è un obbligo – senza cadere in una nuova Guerra Fredda. In altre parole, è necessario rimanere ottimisti sul fatto che prima o poi Putin dovrà rendersi conto degli svantaggi del proprio unilateralismo. Nel frattempo, creandone le condizioni, occorrerà aiutarlo a convincersi che la sua immagine non ne trarrebbe alcun danno.

Ciò che può fare ora la Nato, oltre alle misure già prese, è, in primo luogo, mantenere tranquilli i nuovi membri dell’Est, in evidente fibrillazione; allontanare ogni occasione di confronto militare; favorire, con il foro Nato-Russia, un approccio multilaterale, coinvolgendo anche la Nato-Ukraine Commission ed, eventualmente, altri partner non-Nato.

E, soprattutto, la Nato non si “impunti” troppo sullo status della Crimea, e accetti l’evidenza che può esserci dell’illegalità non solo nell’ “invasione” russa, ma anche in quanto disgiuntamente e frettolosamente deciso da Kiev e da Simferopoli.

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