Altro che spending review, Nichi Vendola assume 200 persone

La stampa nazionale è tornata ad accendere i riflettori su Nichi Vendola per la richiesta di rinvio a giudizio per concussione in concorso, avanzata dalla Procura di Taranto nell’inchiesta Ilva, epilogo di una fase preliminare di indagini che l’ha visto protagonista anche per l’imbarazzante telefonata (intercettata) con Girolamo Archinà, l’ex dirigente del gruppo Riva. Vendola non si è scomposto più di tanto. Anzi, continua nella sua attività istituzionale di governatore della Puglia. Come? Assumendo 200 persone. Sì, 200 nuovi funzionari di categoria D con contratto a tempo indeterminato da inserire nella pianta organica come prevede il Piano assunzionale licenziato nel 2009 sempre dalla sua giunta. E poco importa se oggi, nel 2014, la spending review consiglierebbe un po’ più di oculatezza nelle spese di palazzo. D’altronde, ragiona qualcuno, sono pur sempre 200 posti di lavoro garantiti, benché pagati con soldi pubblici. La giunta regionale ha approvato a metà gennaio la delibera con le linee di indirizzo per avviare le procedure del concorso pubblico, la cui gestione viene affidata al Formez del Dipartimento della Funzione pubblica. La procedura di selezione si svolgerà in tre fasi: preselettiva, scritta e orale, con sei prove complessive. Tuttavia, si legge nel testo della delibera, «nella valutazione dei titoli sarà riservata una maggiore valorizzazione del servizio prestato presso la Regione Puglia, anche in considerazione della mancata previsione nel bando della riserva di posti per i dipendenti regionali, ai quali è riservato soltanto il favor dell’ammissione diretta alle prove scritte». Dunque, gli attuali dipendenti precari della Regione, quelli cioè assunti a tempo determinato, avranno un vantaggio: saranno ammessi direttamente alle prove scritte saltando le due preselettive. Un fatto, questo, che ha fatto gridare allo scandalo lo stesso Pd, alleato dello stesso Vendola al governo della regione. È stato infatti il vicepresidente del consiglio regionale, Andrea Maniglio, esponente ‘dem’, ad aver scritto una durissima lettera in cui paventa rischi di un concorso «semplicemente fasullo e che con una serie di trucchetti burocratici si proceda non a scegliere i migliori ma a dare sicurezza a chi, non so attraverso quali meccanismi, ha contratti a tempo determinato con la Regione Puglia». Maniglio si è rivolto direttamente a Michele Emiliano, neo segretario regionale del Pd: «È questa la linea del centrosinistra?», si è chiesto. «Perché chiamare ‘concorso’ e suscitare grandi speranze per una procedura che assegna già in partenza un punteggio aggiuntivo a chi lavora temporaneamente in Regione e consentire ai dipendenti regionali di saltare tutte le selezioni e accedere direttamente alle prove scritte?». Il vicepresidente dell’aula ricorda i valori della sinistra, «dare a tutti le stesse opportunità, premiare chi è capace e merita e non chi si è trovato al posto giusto e con gli amici giusti», criticando il fatto che «di fronte a questi pasticci» vengano usate parole come «trasparenza, diritti e merito». L’assessore al Personale, Leo Caroli, dal canto suo, risponde che «la stabilizzazione non è incompatibile con il concorso», dicendosi invece ben contento se i precari prenderanno parte alla procedura. Infine sono gli stessi precari a protestare: «Non è vero che siamo arrivati in Regione per chiamata – scrivono in una lettera -. Tutti abbiamo superato selezioni pubbliche, a cui potevano partecipare tutti. Siamo quelli ‘che tirano la baracca’ quando ben altri sono i posti distribuiti politicamente».

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