26 Maggio 2024, domenica
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Avastin, Lucentis e la maculopatia: “Corsa alla cecità, io l’ho avuta”

La maculopatia porta alla cecità e velocemente. Questo lo sa bene Lucia Tironi, che su Repubblica racconta la sua storia. Lucia ha scoperto di avere la maculopatia a 40 anni, nonostante si tratti di una patologia tipicamente senile. Stava velocemente perdendo la vista dall’occhio sinistro e la cura con Avastin l’ha salvata. Lei è una dei pochi che ha potuto scegliere di essere curata con il farmaco meno costoso di Roche, piuttosto che col Lucentis di Novartis, raccomandato ma proibitivo per ospedali e pazienti coi conti in rosso.

“fino a Pasqua del 2010 non sapevo nemmeno cosa fosse: la maculopatia. Fino ad allora i miei problemi con la vista erano stati soltanto quelli “canonici” di una miopia, per quanto piuttosto elevata. La maculopatia non è una patologia che affligge soltanto in età senile, a me infatti è capitata a 40 anni, anche se sono gli anziani, effettivamente, i più colpiti (uno su tre dopo i 75 anni). Nel mio caso si è trattato di una maculopatia del tipo più aggressivo, “umida” in gergo medico, dovuta a una degenerazione miopica”.

Ormai praticamente cieca dall’occhio sinistro, i medici del Pronto soccorso Oftalmologico dell’Ospedale Fatebenefratelli le spiegano che era necessario intervenire subito:

“I medici del Fatebenefratelli mi spiegarono che da una manciata di anni esisteva una cura con un’iniezione intraoculare a base di due farmaci: il Lucentis, specifico per l’occhio e, mi venne detto più efficace e sicuro, e l’Avastin, farmaco nato per curare il tumore al colon, che però era off label, privo cioè dell’autorizzazione del Ministero della salute. La differenza tra i due stava anche nei costi decisamente differenti, 50 volte superiori per il Lucentis”.

Poco tempo a disposizione, la Tironi si rivolge al San Raffaele di Milano

“Lì un medico, a cui devo oggi il recupero della vista, mi disse che Avastin e Lucentis erano praticamente equivalenti e che anzi Avastin vantava migliori risultati e riscontri clinici anche perché, inizialmente, per 3-4 anni era stato l’unico ad essere utilizzato per le maculopatie in tutto il mondo. E che oltretutto negli Stati Uniti veniva utilizzato ilsolo Avastin. Disse anche che mi avrebbe operato due giorni dopo in una clinica di Bergamo, convenzionata col Sistema sanitario nazionale. E così feci”.

Poche settimane dall’iniezione e la vista inizia a tornare. Lei ha potuto scegliere Avastin piuttosto che Lucentis, ma non tutti hanno avuto questa fortuna. Anzi molti non hanno potuto accedere né ad una cura, né all’altra:

“Io oltretutto avevo un lavoro e una famiglia alle spalle che potevano sostenermi economicamente. Ma mi sono domandata come facessero gli anziani, i più colpiti da questa malattia invalidante, a sopportare i costi delle iniezioni con il Lucentis, considerato, oltretutto, che nel caso degli anziani quasi sempre sono necessarie più iniezioni, addirittura dieci o più, per sperare di vedere un miglioramento. Negare loro l’Avastin significa condannarli alla cecità, un fatto indegno di un sistema sanitario all’avanguardia come il nostro”.

Una dose di Avastin, della Roche, costa tra i 15 e gli 80 euro. Una dose di Lucentis, della Novartis, oltre 900 euro. Tra storie di cartelli, accuse e smentite a pagare, denaro e salute, è sempre il paziente. Né Lucentis, troppo costoso per gli ospedali dai conti in rosso, né Avastin, dichiarato pericoloso, è stato usato per curare oltre 100mila pazienti lasciati a sé stessi.
Entrambi curano gli occhi, nonostante si basino su un differente principio attivo. Solo che il primo e più economico Avastin, come si spiegava già nel 2011 è off-label, cioè considerato fuori legge dal Ministero della Salute. Al contrario invece il Lucentis è on-label e passato dal Sistema sanitario nazionale. A tre anni dalla domanda sul perché un farmaco efficace e più economico non fosse preferito dalla sanità pubblica, su cui gravano ingenti conti, la risposta arriva dall’Antitrust: “Novartis e Roche crearono un cartello per favorire la vendita del farmaco più costoso”.

La multa per le due case farmaceutiche è complessivamente di oltre 180 milioni di euro, rispettivamente 92 milioni di euro per Novartis e 90,5 milioni di euro per Roche. La sanzione è arrivata, nonostante le due case farmaceutiche abbiano negato ogni accusa e abbiano dichiarato di essere pronte a ricorrere al Tar contro la pesante sanzione. Una linea difensiva semplice la loro: “Avastin non è sicuro, Lucentis invece sì”. Roche e Novartis negano dunque che dietro alla vendita di Lucentis ci sia un cartello, ma il mero interesse per la salute dei pazienti.
Ma già nell’aprile 2011 il National Eye Institute segnalava che entrambi i farmaci erano più che adatti e sicuri per la cura di patologie quali la degenerazione maculare senile, la retinopatia diabetica e le malattie vascolari dell’occhio. Tutte patologie che nascono dall’allungamento della vita media e che, colpendo la vista, sono irrimediabilmente invalidanti.
Ad oggi per usare bil Sistema sanitario nazionale ha speso 45 milioni di euro. Una spesa ingente, tanto che secondo la stima della Società oftalmologica italiana, Soi, oltre 100mila pazienti non hanno potuto avere l’accesso alle cure. Con i conti della sanità regionale in rosso, gli ospedali che chiudono e quelli aperti che fanno i conti con pesanti tagli e spending review, anche l’uso del “più sicuro” Lucentis diventa un privilegio e la cura non viene garantita a tutti.
Cure mancate e coste esorbitanti. Multe pesanti dall’Antitrust. Accuse di corruzione e truffa aggravata partite da parte della Procura di Torino nei confronti delle due case farmaceutiche. Smentite e linee difensive, da parte di Novartis e Roche, che sostengono la non sicurezza di Avastin e l’assenza di un cartello.
Nella vicenda di cronaca e interessi tra casse della Sanità e le grandi compagnie farmaceutiche, chi rimane in difficoltà resta solo il paziente. E se l’economico Avastin, all’estero definito sicuro ed efficace, rimane nelle segrete della Roche, chi ne fa le spese sono solo i malati a cui non è stato garantito né un farmaco (economico), né l’alternativa ben più costosa, troppo per le casse vuote delle strutture ospedaliere.

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