24 Maggio 2024, venerdì
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Draghi: la bassa inflazione a lungo è un rischio. La ripresa? Lenta e diseguale

«Con un tasso di inflazione nell’Eurozona allo 0,8%, chiaramente non siamo in deflazione» ma stiamo piuttosto vivendo «un periodo prolungato di bassa inflazione che sarà seguita da un movimento graduale al rialzo verso tassi di inflazione sotto, ma vicino al 2%». Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi parlando questa sera al simposio sulla Stabilità Finanziaria e il ruolo delle Banche centrali organizzato dalla Bundesbank a Francoforte. «Certamente – ha aggiunto Draghi – un’inflazione che rimanga bassa per troppo tempo é un rischio in sé. Implica che c’é solo un piccolo margine di sicurezza rispetto allo zero. E questo rende gli sforzi di aggiustamento strutturali più difficili». Per questo, ha aggiunto Draghi, «é importante esaminare con attenzione le cause della bassa inflazione». Di recente, una causa di bassa crescita dei prezzi sono stati gli sviluppi nel mercato dell’energia, un fenomeno che ha contribuito «a un’inflazione più debole a livello globale». Inoltre, ha spiegato Draghi, una bassa inflazione riflette in parte i processi di riequilibrio mediante i quali diversi paesi, specie quelli con programmi di aggiustamento economico, hanno cercato di migliorare la loro competitività. «Tuttavia – ha detto Draghi – il basso outlook dell’inflazione é determinato anche da una continua debolezza nella domanda. A questo punto non abbiamo prove che i consumatori stiano rimandando i loro piani di acquisto, il che sarebbe qualcosa che si vedrebbe in un ambiente deflattivo.

Omt coerente con il mandato Bce L’Omt, il programma di acquisto di bond di paesi dell’eurozona annunciato nell’estate del 2012 da Mario Draghi é servito «come tutte le nostre misure di politica monetaria, per assicurare il rispetto del nostro mandato di stabilità dei prezzi come previsto dal Trattato». Lo ha ricordato oggi il presidente della Bce Mario Draghi – intervenendo a un simposio organizzato a Francoforte dalla Bundesbank – aggiungendo come l’Omt «si fonda su una dottrina di politica monetaria ben stabilita che ha guadagnato prominenza non da ultimo perché é stata perseguita con successo per diversi decenni dalla Bundesbank. E cioé che la banca centrale dovrebbe essere dotata di un chiaro mandato di stabilità dei prezzi e, nell’ambito di questo mandato, dovrebbe poter – e anzi essere costretta a – utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso per raggiungere la stabilità dei prezzi».

Combinare un forte mandato «con una forte indipendenza nel perseguire quel mandato é particolarmente improtante», ha aggiunto Draghi, «quando si applica una singola politica monetaria nell’Unione Europea, che consiste di 18 paesi con strutture economiche e orizzonti istituzionali eterogenei». Draghi ha ricordato come dall’estate del 2012, cioé appunto dal varo dell’Omt che peraltro non é stato mai attivato, gli squilibri Target si siano ridotti di circa un terzo e gli spread dei paesi europei rispetto alla Germania siano scesi sensibilmente, «di circa 350-450 punti per Spagna, Italia e irlanda e di oltre 600 per il Portogallo».

«Ripresa lenta e diseguale» «Nell’Eurozona si registra un graduale rafforzamento della ripresa economica, sebbene con un andamento lento e diseguale». Lo ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo a una conferenza organizzata dalla Bundesbank. «Oggi – ha sottolineato – nell’Eurozona vediamo i segni» della scelta fatta negli ultimi anni «di riforme ambiziose destinate a rimuovere i principali ostacoli sulla via della stabilita’ economica e della crescita».

«Non faremo il lavoro dei governi» La Bce ha «l’agenda piena per il prossimo anno: siamo impegnati a fare il nostro lavoro, percio’ non aspettatevi che possiamo fare quello di altri». Draghi ha sottolineato come «oggi piu’ che mai e’ importante che, in parallelo, i governi continuino a seguire la propria agenda di riforme strutturali». Le “tre sfide” che attendono la Bce, ha ricordato Draghi, sono «assicurare la stabilita’ dei prezzi in una fase prolungata di bassa inflazione, definire la supevisione unica (Ssm) facendo ripartire il sostegno del settore bancario a credito e crescita, e definire una efficace cornice macroprudenziale per aumentare la resistenza in caso di future turbolenze sui mercati finanziari».

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