20 Maggio 2024, lunedì
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Prima grana: indagata il ministro Lanzetta

La notizia, in sé, non è nuova, i giornali ne avevano già parlato ad agosto. E anche il reato, abuso d’ufficio, è di quelli in cui facilmente un amministratore pubblico può incappare.

La novità però è che Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace (Reggio Calabria) per sette anni (si è dimessa nel luglio scorso, perché un suo assessore si opponeva alla costituzione di parte civile contro un dipendente accusato di concorso esterno in associazione mafiosa), è diventata da qualche giorno ministro per gli Affari regionali. E di conseguenza adesso costituisce un problema per il neonato governo Renzi, visto che un ministro indagato, per quanto sia come la Lanzetta un simbolo della lotta alla ‘ndrangheta, non è un bel biglietto da visita.
Una tegola, per l’esecutivo. La Lanzetta, rintracciata dal Giornale, si dice tranquilla: «Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia – afferma – domani (oggi per chi legge, ndr) la Gazzetta del Sud scriverà che il caso è stato archiviato. Mio marito ha chiesto le carte ufficiali. È una storia che va avanti da due anni, c’è chi manda dossier dappertutto, ero sicurissima che si sarebbe rimesso in moto questo meccanismo. Spero che sia finita».
A raccontare l’indagine sul ministro icona dell’antimafia – nel 2012, quando era sindaco, hanno bruciato la sua farmacia e sparato contro la sua auto, per convincerla a non dimettersi arrivò a Monesterace l’allora segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – è il settimanale Panorama oggi in edicola. La Lanzetta è stata indagata dalla procura di Locri, con l’ex capo dell’ufficio tecnico comunale, in seguito all’esposto di quattro consiglieri dell’opposizione presentato a marzo del 2012. Nel mirino degli inquirenti, un appalto da 230mila euro per l’illuminazione che sarebbe stato affidato senza gara nel 2010. «Il primo cittadino – denunciavano, come riporta L’Ora della Calabria, i quattro firmatari del dossier – amministra in modo dilettantesco, poco responsabile e senza rispettare le regole». Il caso era rimbalzato sui giornali già a fine agosto. E l’ex sindaco di Monasterace – di ministero all’epoca non esisteva nemmeno l’idea – aveva respinto ogni accusa: «Nel periodo della mia seconda amministrazione – aveva detto all’Ansa – i gruppi di minoranza hanno fatto varie denunce. Molti appalti li ho seguiti direttamente e non credo di avere una responsabilità diretta. In quel periodo, il 2009-2010, c’erano molti bandi e non tutti li ho curati passo passo». Panorama va oltre. E nell’articolo di oggi ricorda anche qualche altro «neo» dell’amministrazione Lanzetta a Monasterace: una parentela in odor di mafia del suo ex vicesindaco e, soprattutto, il crac del suo comune: «La Corte dei conti – scrive il settimanale – ha dichiarato nel 2013 che il bilancio di Monasterace (un comune di appena 3mila abitanti) è al dissesto in quanto presenza “attivi insussistenti”, cioè un buco per oltre un milione e 117mila euro». Anche a proposito del dissesto, arrivato ad aprile del 2013, a pochi mesi dalle sue dimissioni, a luglio, l’ex sindaco si era difesa sostenendo che era l’unica via per risolvere la situazione delle casse comunali.

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