23 Febbraio 2024, venerdì
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Rete imprese Italia, 60mila a Roma: Renzi, abbassa le tasse o moriamo

Piazza del Popolo, stracolma di commercianti e artigiani, arrivati da tutta Italia. In sessantamila, secondo gli organizzatori la più grande manifestazione di imprese della storia d’Italia,  portati a Roma da Rete Imprese Italia, per protestare contro una politica economica che continua a penalizzare le piccole e medie imprese e quindi  limita la possibilità di rilancio del paese. “’Senza impresa non c’è Italia”, è il titolo della manifestazione organizzata da RII, che riunisce Confcommercio, Cassartigiani, Cna, Confesercenti e Confartigianato e nel corso della quale sono intervenuti Marco Venturi (portavoce di Rete Imprese Italia e presidente di Confesercenti), Daniele Vaccarino (presidente della Cna), Carlo Sangalli (presidente di Confcommercio), Giacomo Basso (presidente di Cassartigiani) e Giorgio Merletti (presidente di Confartigianato). “Gli imprenditori non vogliono più essere usati come un bancomat e dicono basta a un Fisco che soffoca e opprime. Diciamo basta alla scorciatoia fiscale, basta  usarci come  una cassa continua da cui prelevare ogni volta che c’è bisogno. Il sistema fiscale e tributario ci soffoca e ci opprime”, ha sottolineato ancora Venturi, che ha sottolineato come siano state  372mila le aziende che hanno chiuso i battenti nel 2013. “Tanti, troppi nostri colleghi hanno perso tutto. Ben 372mila imprese hanno chiuso nel 2013. Una enormità”, ha sottolineato il presidente di Rete Imprese Italia. “Il nuovo presidente del consiglio ci deve convocare, noi non molleremo. Saremo dialoganti ma pronti a tornare in piazza, in tutte le piazze italiane, se non avremo concrete e rapide risposte dalle nostre istituzioni”.  “Non abbiamo perso la speranza, non abbiamo perso la pazienza, non siamo sereni, siamo incazzati, ha detto il  presidente di Cna, Daniele Vaccarino. “Gli invisibili oggi sono tornati visibili perché le ragioni dell’impresa diventino le ragioni del paese”.  “Siamo stanchi, stanchi: chiediamo rispetto, meritiamo più rispetto”, ha attaccato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. “Oggi qualcosa è cambiato,  la politica non può fare finta di niente. Se non avremo risposte ci riproveremo ancora e saremo più numerosi e più determinati”. Sangalli ha spiegato che la crisi “ha lasciato e continua a lasciare cicatrici aperte” ma gli imprenditori nonostante tutto vogliono “riprendersi il futuro e non si faranno rubare la speranza. Come dobbiamo dirlo che non c’è più tempo, come dobbiamo spiegare che è a rischio la pace sociale”? Rivolto ai politici ha detto: “Fate il governo, le riforme istituzionali, la riforma elettorale, ma trovate il modo di metterci le riforme che servono alle imprese e al paese. Se non avremo risposte, ci ritroveremo ancora e saremo ancora più numerosi e determinati”. Giacomo Basso, presidente di Casartigiani, ha sottolineato “la grande partecipazione, una partecipazione storica, tanto che oggi piazza del Popolo diventa piazza del Popolo degli imprenditori italiani”. Mentre Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato ha dichiarato: “Non ne posso piu’ come imprenditore e come cittadino di essere soffocato da tasse e burocrazia”. Poi rivolto al premier incaricato: “Matteo stai preoccupato, se non abbasserai le tasse alle piccole imprese ti faremo nero”. Una protesta forte, insomma, che ha visto come spettatori interessati proprio quei politici che gli imprenditori ormai contestano apertamente. In piazza del Popolo, per esempio, si è fatto vedere l’ex viceministro dell’Economia, Stefano Fassina (Pd), che a proposito della manifestazione è stato chiaro:  “Siamo qui per ascoltare e dare risposte ad una piazza che rappresenta anche il nostro popolo, rappresenta il tessuto produttivo di questo paese che è comprensibilmente esasperato, ha bisogno di risposte e il passaggio di governo deve servire a mettere più energia sulle risposte che deve dare al paese”.  Maurizio Sacconi, Ncd, ha osservato come “il governo, la politica tutta  abbiano il dovere di ascoltare le legittime ragioni di chi segnala il pericolo di crollo di una parte così rilevante della nostra economia. E ciò significa far ripartire il mercato interno, l’edilizia in particolare, i consumi più in generale, liberando la vitalità e la fiducia”. Anche  il M5S ha fatto sentire la sua voce attraverso una nota che attribuisce al Movimento la richiesta di abolire l’Irap e denuncia la mancata adesione di Forza Italia e Pd alla mozione parlamentare che intendeva cancellare l’imposta. E non potevano mancare Forza Italia e Lega Nord, che hanno sottolineato come nei rispettivi programmi l’abbattimento delle tasse e la liberazione dai vincoli di una burocrazia soffocante abbiano da sempre un posto centrale.

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