29 Febbraio 2024, giovedì
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Rehn: essere sotto procedura per deficit non è un vantaggio

Il ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni ha incontrato a Bruxelles il commissario agli Affari Economici e vicepresidente della Commissione Europea, Olli Rehn, al termine dei lavori dell’Eurogruppo.

Il ministro Saccomanni ha illustrato al vicepresidente Rehn lo stato di attuazione delle misure annunciate a Bruxelles il 22 novembre 2013 e approvate dall’Eurogruppo come insieme di provvedimenti paralleli alla legge di stabilità utili a garantire il rispetto dei criteri del deficit e del debito (privatizzazioni, rientro dei capitali, rivalutazione delle quote della Banca d’Italia, revisione della spesa).

Mentre le prime tre misure sono già state oggetto di norme attuative assunte dal Governo Letta, il programma per la revisione della spesa procede secondo la tabella di marcia illustrata dal commissario governativo fin dal suo insediamento e sarà quindi presentata al nuovo governo appena questo sarà insediato. I dati preliminari del programma, già oggetto di ampio confronto in sede tecnica nell’ambito del governo, sono stati illustrati dal ministro Saccomanni al vicepresidente Rehn, e prevedono risparmi strutturali nell’ordine di 2 punti percentuali di PIL entro il 2016.

La commissione ha chiarito che non esiste alcuna scadenza specifica per l’Italia e che in vista delle previsioni economiche d’inverno i servizi della commissione hanno una scadenza tecnica a metà febbraio oltre la quale non possono più prendere in considerazione dati provenienti dai paesi membri. Peraltro sono infondate le ricostruzioni giornalistiche secondo le quali vi fosse un accordo tra l’Itala e la Commissione per la trasmissione di informazioni sul programma di revisione della spesa entro tale scadenza. La Commissione, come di consuetudine, continuerà a monitorare il rispetto delle regole del patto di Stabilità e Crescita da parte dell’Italia, in particolare nel contesto del Semestre Europeo.

Il vicepresidente Rehn ha infine ribadito il sostegno della Commissione per gli sforzi del governo italiano per pagare i debiti commerciali della pubblica amministrazione, iniziativa importante per fornire liquidità alle piccole e medie imprese e per facilitare loro gli investimenti e le assunzioni.

Sulla possibile maggiore flessibilità per paesi ancora sotto procedura per deficit eccessivo (tra cui non c’è l’Italia) va sottolineato che non è una situazione di privilegio in quanto l’aggiustamento strutturale richiesto a questi paesi non è minore bensì superiore a quello richiesto all’Italia.

Per l’Italia che si trova dall’anno scorso nel braccio preventivo del Patto e in un periodo di transizione (2013-15) alla piena applicazione della regola del debito, infatti, l’aggiustamento strutturale richiesto per quest’anno è pari allo 0,66% (quanto necessario per essere in regola con il criterio del debito). La correzione richiesta alla Francia, per esempio, è pari allo 0,8%.

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