25 Febbraio 2024, domenica
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Poste italiane, entrano nel vivo i lavori per la privatizzazione

Si aprono ufficialmente i cantieri per la dismissione di una quota del capitale di Poste Italiane spa destinata al mercato e in parte anche agli oltre 144 mila dipendenti del gruppo, sul modello tedesco di compartecipazione alla gestione societaria. Ieri a palazzo Chigi c’è stata una lunga riunione presieduta dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Filippo Patroni Griffi, alla quale ha preso parte il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, che è anche presidente del comitato privatizzazioni, oltre al viceministro per lo sviluppo economico, Antonio Catricalà, al consigliere economico della presidenza del consiglio, Fabrizio Pagani, e all’amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi. Sul tavolo c’era in particolare la possibile valorizzazione di Poste Italiane considerando “il quadro regolatorio, la convenzione con Cassa depositi e prestiti e i crediti verso lo stato di Poste (che nel 2013 superavano i 2 miliardi, ndr)”, come reso noto in una nota di palazzo Chigi a tarda serata. In pratica, per dare un valore alle Poste in vista dell’apertura del capitale, bisognerà ovviamente tenere conto del servizio Universale, degli accordi con Cdp per la distribuzione dei buoni postali e dei crediti verso la pubblica amministrazione. A differenza di quanto ipotizzato in passato, l’intenzione dell’esecutivo sarebbe di cedere una quota di minoranza dell’intera Poste Italiane spa, servizi postali compresi. L’alternativa, probabilmente più semplice e veloce, sarebbe stata quella privatizzare uno dei gioiellini del gruppo, come la compagnia assicurativa Poste Vita o il Banco Posta, che continuano a macinare utili, mentre i servizi postali tradizionali arrancano e peggiorano inevitabilmente anno dopo anno. Ma la volontà del Tesoro, che oggi controlla l’intero capitale di Poste Italiane, sarebbe di lavorare sull’intero aggregato, collocando una quota di minoranza compresa tra il 30 e il 40%.

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