15 Aprile 2024, lunedì
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Dalla lastra digitale rinasce il datacenter

Un singolo progetto, seppure sostanzioso, che ripaga l’intero datacenter. È accaduto all’Azienda ospedaliera di Lodi, dove si è partiti dall’adeguare i sistemi informativi per renderli conformi alla gestione e archiviazione digitale delle immagini radiologiche, e si è poi colta la palla al balzo per riprogettare tutto l’It ottenendo risultati prima impensabili, come per esempio la predisposizione di una nuova postazione operativa in 15 minuti anziché in un’intera giornata.

«L’introduzione della Pacs (Picture archiving and communication system, ndr)», ha raccontato Flavio Cassinari, cio di Azienda ospedaliera di Lodi, «è stata un’occasione che ha scatenato una serie di attività.

Dal 2008 infatti lavoravamo su di un progetto di revisione del sistema informativo sanitario, avendo come filo conduttore l’aspetto della sicurezza su tutte le procedure: prelievi, somministrazione di farmaci e così via, e c’erano tutta una serie di soluzioni che avrebbero permesso di gestire le attività in modo più sicuro per migliorare la qualità e ridurre il rischio clinico. Era necessario un ripensamento infrastrutturale hardware e software. I progetti si mettono a punto, ma poi non sempre ci sono i finanziamenti. L’occasione è arrivata con la Pacs: potevamo aggiungere risorse in più (lo storage presente non era sufficiente, ndr) o ripensare tutto con criteri di sicurezza innovativi.

La scelta è stata quella di ripensare tutta l’infrastruttura».

L’Azienda ospedaliera si è così dotata di nove server e di due storage Dell, distribuiti su due data center ridondanti e in un ambiente completamente virtualizzato, dopo una gara che è stata vinta dalla Disc di Bergamo per 528 mila euro. Il progetto è infatti stato assegnato con una procedura in cui si è valutata sia la parte tecnica sia, ovviamente, quella economica, con la particolarità che la prima pesava per il 70% sul risultato (anche se Disc ha vinto per entrambe le componenti). Ma di gara ce n’è stata anche un’altra, per il software della digitalizzazione, chiusa a circa 600 mila euro. Se si pensa che ogni anno l’Azienda spendeva 540 mila euro per i costi fisici delle pellicole, si capisce come l’intero investimento si recuperi in due anni e mezzo circa.

«Per l’hardware abbiamo chiesto soluzioni virtualizzate che garantissero possibilità di replica e disaster recovery, ma anche altri aspetti: semplicità di utilizzo e velocità nell’introduzione di nuovi sistemi. Devo dire che la parte amministrativa è stata quella più lunga. Per il resto abbiamo realizzato tutta l’infrastruttura in due mesi e senza mai interrompere il servizio», ha proseguito Cassinari.

 

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