12 Maggio 2021, mercoledì
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Dati, un magazzino per tutta l’azienda

Il termine tecnico è data warehouse, il magazzino di dati da cui attingere per le attività aziendali. Di soluzioni che permettono di costruire il proprio data warehouse si parla da tempo, ma è negli ultimi anni che i dati hanno acquisito un’importanza crescente dal punto di vista strategico parallelamente all’incremento delle loro dimensioni, tanto che oggi si parla di big data.

«Dieci anni fa, quando abbiamo cominciato, il data warehouse era ancora un concetto da visionari», ha raccontato Franco Vittone, amministratore delegato di Teradata Italia, «ora è una filosofia largamente diffusa anche nelle aziende. La sua realizzazione, però, non è un fatto scontato. Avere un unico ambiente, un’unica versione dei dati che alimenta tutte le divisioni, è un processo non ancora completato». Nelle aziende, sottolinea il manager, tradizionalmente le diverse divisioni erano concepite come silos e così gli archivi a cui attingevano per la propria attività. Ancora oggi è così, e il processo di consolidamento non sempre è avvenuto: un certo numero di database convive e può capitare che lo stesso dato presenti valori differenti: «L’univocità è un valore enorme.

Credem, già dieci anni fa pensò di preparare un magazzino di dati il cui utilizzo si sarebbe sviluppato nel tempo. In pratica Credem si trovò nella necessità di dotarsi di un sistema evoluto di customer relationship management, ma colse la palla al balzo per innestarlo su di un archivio che poi avrebbe servito le altre attività fino ad arrivare oggi alla business intelligence. «All’epoca avevamo già un data warehouse», ha spiegato Fabrizio Iotti, It manager di Credem, «ma ritenemmo che quel tipo di organizzazione tecnica non fosse la migliore. Ci importava che il sistema consentisse la scalabilità e in un modo non troppo oneroso. Così abbiamo preso il primo appliance Teradata, che ci ha seguito nel tempo. Oggi abbiamo un ambiente dati costituito da un nucleo centrale di enterprise data warehouse che comprende tutte le informazioni del gruppo bancario, nessuna esclusa».

I silos, incredibilmente, esistono anche in ambienti che utilizzano la business intelligence perché non è scontato che il carburante per questa attività si trovi raccolto in un unico posto. E se la qualità e unicità del dato sono elementi fondamentali, non è da sottovalutare il dispendio di risorse per allineare la stessa informazione su un certo numero di database, con il rischio di errore che questo comporta.

Prospettive a parte, Teradata si è dotata nel tempo di applicativi che si innestano sul proprio data warehouse pur continuando a realizzare magazzini virtuali utilizzati dalle più disparate soluzioni di terzi. La crescita del portafoglio spesso è avvenuta con acquisizioni, come con Aprimo, eCircle e Aster. «Con Aprimo ci siamo dotati di applicazioni di marketing, con eCircle di digital messaging visto che l’e-mail è tutt’ora il mezzo più efficace per fare campagne di marketing, e con Aster abbiamo ampliato la nostra offerta nel big data nei dati non strutturati.

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