La vicenda giudiziaria di Daniela Santanchè si arricchisce di un nuovo capitolo, con un intreccio di dissesti societari, presunte irregolarità contabili e finanziamenti pubblici che riporta al centro dell’attenzione la gestione delle imprese riconducibili alla senatrice di Fratelli d’Italia. La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex ministra del Turismo e di altre quattordici persone, oltre che di una società, nell’ambito di un procedimento che riunisce contestazioni relative ai fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl e all’ottenimento di aiuti statali durante l’emergenza Covid.
Le ipotesi di reato comprendono la bancarotta fraudolenta, il falso in bilancio e la truffa aggravata ai danni dello Stato. Si tratta di contestazioni che dovranno essere vagliate nelle sedi giudiziarie competenti e che, allo stato, non equivalgono a un accertamento di responsabilità. La richiesta della procura, formulata dai pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà, con il coordinamento del procuratore aggiunto Roberto Pellicano, sarà sottoposta alla valutazione del giudice dell’udienza preliminare, chiamato a decidere se disporre il processo.
L’iniziativa dei magistrati rappresenta un passaggio significativo in una vicenda che da tempo accompagna il percorso pubblico e politico di Santanchè. Il nuovo fronte giudiziario, infatti, non riguarda soltanto le difficoltà finanziarie di alcune società del comparto biologico e alimentare, ma investe anche la gestione delle risorse pubbliche destinate a sostenere le imprese in una delle fasi più difficili per l’economia italiana.
I fallimenti del gruppo e le responsabilità da accertare
Il nucleo principale dell’inchiesta ruota attorno ai dissesti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl, società appartenenti all’universo imprenditoriale del bio-food nel quale Santanchè ha ricoperto incarichi. La capogruppo Bioera è fallita alla fine del 2024, al termine di una parabola aziendale segnata da difficoltà finanziarie e da questioni gestionali finite sotto la lente degli investigatori.
È su questo terreno che si concentrano le contestazioni relative alla bancarotta e al falso in bilancio. Gli inquirenti hanno esaminato la documentazione societaria, la situazione patrimoniale delle aziende e le operazioni compiute prima dei rispettivi dissesti, cercando di ricostruire le condotte che, secondo l’accusa, potrebbero avere inciso sulla corretta rappresentazione dei conti e sulla tutela dei creditori.
La distinzione è essenziale: il fallimento di un’impresa non costituisce, di per sé, prova di un illecito. Perché si possa parlare di bancarotta fraudolenta occorre accertare condotte riconducibili alle specifiche fattispecie previste dalla legge. Analogamente, le contestazioni sul bilancio richiedono una verifica giudiziaria delle eventuali falsità, della loro rilevanza e delle responsabilità individuali.
Il passaggio dalla fase investigativa alla richiesta di rinvio a giudizio indica che, secondo la procura, gli elementi raccolti meritano di essere sottoposti al vaglio del giudice. Non significa, tuttavia, che le ipotesi accusatorie siano già state dimostrate. Sarà l’udienza preliminare a stabilire se vi siano i presupposti per aprire il dibattimento, nel quale le prove potranno essere discusse nel contraddittorio tra accusa e difesa.
Il capitolo dei 3,3 milioni di euro e gli aiuti durante la pandemia
Accanto ai fallimenti societari, il fascicolo presenta un secondo versante particolarmente delicato: quello dei 3,3 milioni di euro ottenuti nel 2021 attraverso misure di sostegno alle imprese predisposte durante la pandemia.
Secondo la ricostruzione accusatoria, le somme sarebbero state conseguite inducendo in errore Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo che svolge anche funzioni connesse alla gestione di strumenti pubblici di agevolazione. È su questa vicenda che si innesta l’ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato, una contestazione che richiederà di chiarire quali informazioni siano state fornite, quali presupposti abbiano consentito l’erogazione dei fondi e se ricorrano tutti gli elementi necessari a configurare il reato.
Il riferimento temporale non è secondario. Nel 2021 il sistema produttivo italiano era ancora alle prese con gli effetti dell’emergenza sanitaria, mentre il governo aveva messo in campo strumenti straordinari per evitare che la crisi di liquidità travolgesse aziende altrimenti in grado di proseguire l’attività. Le misure pubbliche rispondevano a una finalità precisa: sostenere la continuità delle imprese e proteggere l’occupazione in una fase di eccezionale vulnerabilità economica.
Proprio per questo, le ipotesi di un eventuale accesso indebito agli aiuti richiedono un accertamento puntuale. L’indagine dovrà fare chiarezza sulle modalità con cui furono richiesti e ottenuti i finanziamenti, sulle dichiarazioni rese e sulla sussistenza dei requisiti previsti. Il semplice ottenimento di un contributo pubblico, naturalmente, non costituisce un illecito: ciò che conta è verificare se, come sostiene l’accusa, siano stati utilizzati artifici o informazioni ingannevoli per ottenerlo.
La vicenda apre così un fronte distinto, ma collegato, rispetto a quello dei dissesti societari. Da una parte ci sono le contestazioni relative alla gestione delle aziende e alla loro situazione contabile; dall’altra, il rapporto con gli strumenti di sostegno pubblico e la correttezza delle procedure attraverso cui sarebbero state erogate le risorse.
Nel procedimento anche il figlio, l’ex compagno e la sorella
La richiesta di rinvio a giudizio non riguarda soltanto Santanchè. Tra le persone coinvolte figurano anche il figlio Lorenzo, l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro e la sorella Fiorella Garnero, oltre ad altri soggetti le cui posizioni sono comprese nel procedimento.
La pluralità degli indagati riflette la complessità di una ricostruzione che interessa più società, diversi passaggi gestionali e operazioni collocate in periodi differenti. In procedimenti di questo tipo, la presenza di più persone non implica che a tutti siano attribuite le medesime condotte o le stesse responsabilità. Le singole posizioni devono essere valutate sulla base delle contestazioni specifiche e degli elementi riferibili a ciascun imputato.
Il lavoro degli investigatori, delegato al nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, ha riguardato proprio l’analisi dei rapporti societari e delle operazioni oggetto dell’inchiesta. Il successivo intervento della procura ha portato alla richiesta di processo, che ora dovrà essere esaminata dal giudice.
Sarà dunque necessario distinguere il quadro complessivo dell’indagine dalle responsabilità individuali, evitando che la dimensione mediatica della vicenda sostituisca la verifica dei fatti. La decisione del giudice sull’eventuale apertura del dibattimento costituirà il prossimo passaggio procedurale.
La linea della difesa: «Abbiamo agito con correttezza»
Santanchè respinge le accuse. Già a luglio, attraverso i suoi legali, la senatrice aveva sostenuto di avere agito con correttezza, contestando quindi la ricostruzione accusatoria.
La posizione della difesa si inserisce in un quadro nel quale il confronto tra le diverse interpretazioni dei fatti è ancora aperto. La richiesta di rinvio a giudizio esprime la valutazione della procura sulla consistenza degli elementi raccolti, ma non elimina il diritto degli interessati a contestare le accuse e a sottoporre al giudice la propria ricostruzione.
L’eventuale processo servirà proprio a verificare la fondatezza delle contestazioni, attraverso l’esame delle prove e delle argomentazioni delle parti. Fino a un’eventuale sentenza definitiva, resta fermo il principio della presunzione di innocenza.
Un fronte giudiziario che si aggiunge agli altri procedimenti
Il nuovo fascicolo si inserisce in un quadro giudiziario già articolato per l’ex ministra. Santanchè è infatti imputata a Milano in un procedimento relativo al presunto falso in bilancio riguardante Visibilia, vicenda già approdata al dibattimento. È inoltre coinvolta nel procedimento per l’ipotizzata truffa ai danni dell’Inps, attualmente in fase di udienza preliminare, sospesa in attesa di una decisione della Corte costituzionale.
Si tratta di procedimenti distinti, con oggetti e contestazioni differenti, che non devono essere confusi tra loro. La loro contemporanea presenza nel percorso giudiziario della senatrice contribuisce tuttavia a rendere più complesso il quadro pubblico e istituzionale nel quale si colloca la sua vicenda.
Per una figura che ha ricoperto incarichi di governo e continua a sedere in Parlamento, l’accumularsi di procedimenti giudiziari comporta inevitabilmente un’attenzione politica e mediatica elevata. Ma la valutazione sul piano politico non coincide con quella penale: la prima riguarda l’opportunità, la credibilità e le responsabilità connesse all’esercizio di una funzione pubblica; la seconda richiede prove, garanzie processuali e decisioni assunte da un giudice.
È una distinzione fondamentale, soprattutto quando le contestazioni riguardano la gestione di imprese e l’impiego di risorse pubbliche. L’interesse collettivo alla trasparenza non può tradursi in una presunzione di colpevolezza, così come la presunzione di innocenza non impedisce di sottoporre a un controllo rigoroso l’operato di chi ha ricoperto ruoli di responsabilità.
Ora la decisione del giudice
La richiesta di rinvio a giudizio segna un nuovo passaggio in una vicenda che intreccia attività imprenditoriale, dissesti societari, strumenti di sostegno pubblico e responsabilità personali ancora da accertare. Il giudice dell’udienza preliminare dovrà stabilire se le contestazioni della procura siano sufficientemente sostenute da giustificare un processo.
In caso di rinvio a giudizio, il dibattimento consentirà di approfondire le operazioni contestate, verificare la documentazione acquisita e confrontare le tesi dell’accusa con quelle della difesa. In caso contrario, il giudice potrà adottare una decisione diversa secondo le regole previste dal procedimento.
Per ora, il dato giudiziario è circoscritto ma rilevante: la procura ritiene che le vicende relative alle società del gruppo Bioera-Ki Group e ai finanziamenti ottenuti durante la pandemia meritino un vaglio dibattimentale. La difesa nega gli addebiti. Tra queste due posizioni si apre il passaggio decisivo, quello in cui le ipotesi investigative dovranno misurarsi con le prove e con le garanzie del processo.
La questione, oltre alla posizione personale di Santanchè, investe un tema più ampio: il rapporto tra responsabilità nella gestione delle imprese, tutela dei creditori e corretto utilizzo del denaro pubblico. È su questi elementi, e non sulla sola risonanza politica dei protagonisti, che dovrà concentrarsi l’accertamento giudiziario.
