Il patrimonio artistico milanese si arricchisce di una gemma straordinaria. Con un gesto di grande generosità, un collezionista privato ha affidato al Museo Poldi Pezzoli un’opera di Tiziano mai esposta prima: la “Madonna con il Bambino e la Maddalena”. L’opera, risalente agli anni Quaranta del Cinquecento, è stata concessa in comodato a lungo termine alla casa-museo di via Manzoni e diventa il fulcro di “Un Tiziano per Milano”. Questa mostra dossier, curata da Enrico Maria Dal Pozzolo (Università di Verona) e Lavinia Galli (Poldi Pezzoli), celebra il legame tra il maestro veneziano e la città attraverso un percorso espositivo che affianca a questa novità altri autografi tizianeschi e una grande copia di eccezionale valore storico, aprendo di fatto le commemorazioni per il 450° anniversario della scomparsa dell’artista.
“Questo progetto nasce da un gesto significativo, la scelta di un collezionista privato di affidare al Museo Poldi Pezzoli un’opera fino ad oggi mai esposta al pubblico, facendola così diventare occasione di studio, confronto e conoscenza”, dichiara Alessandra Quarto, direttrice del Museo Poldi Pezzoli. “È un esempio concreto di come la generosità privata possa trasformarsi in patrimonio condiviso. E proprio da quest’opera è nata l’idea di raccontare una storia più ampia, quella del rapporto, intenso e ancora in parte da riscoprire, tra Tiziano e Milano”.
A livello compositivo, la tela offre una scena intima e silenziosa: la Vergine sostiene il Bambino inclinandosi dolcemente verso la Maddalena, che porge a Gesù il vasetto degli unguenti. Il piccolo tocca l’imboccatura del contenitore mentre indossa un corallo al collo, due precisi elementi simbolici che ne prefigurano il destino doloroso e la futura Passione, il tutto incorniciato da un tendaggio verde che si apre su un cielo nuvoloso. Dal punto di vista stilistico, l’opera riflette la maturità di Tiziano, un periodo in cui il maestro adotta una pennellata sempre più libera, corposa e vibrante. Tuttavia, il confronto ravvicinato tra i personaggi rivela una stesura fluida e sicura per i protagonisti, contrapposta a una certa fissità della Santa che denuncia la mano del fidato collaboratore Girolamo Dente.
L’arrivo del dipinto rappresenta molto più di un semplice prestito di prestigio, è l’inizio di un viaggio nel tempo che ridefinisce la fortuna della pittura tizianesca a Milano tra il Cinquecento e il Settecento. A rendere l’appuntamento ancora più affascinante sono i segreti svelati dalle recenti indagini diagnostiche. Sotto i tratti della Maddalena, le radiografie hanno rilevato un clamoroso pentimento: la presenza originaria di un personaggio maschile barbuto di profilo, probabilmente il primo committente. Gli studiosi ipotizzano che l’opera non sia mai stata ritirata e che, rimasta in dote all’atelier, sia stata successivamente modificata da Dente. Si tratta di una testimonianza preziosa di come funzionasse lo studio di Tiziano, che ricorreva alla bottega per soddisfare l’enorme mole di richieste sul mercato internazionale senza perdere il controllo sulla qualità finale di formule compositive che riscuotevano un enorme successo.
Il percorso espositivo si sviluppa poi in un secondo capitolo incentrato sulla straordinaria diffusione del mito di Tiziano nelle collezioni private milanesi tra il Seicento e il Settecento, una fortuna critica guidata dalla figura illuminata di Federico Borromeo. Il cardinale e arcivescovo di Milano, fondatore dell’Ambrosiana, considerava infatti il maestro veneto uno dei suoi punti di riferimento assoluti, tanto da destinare alla nascente Pinacoteca un numero importante di sue tele. Questa forte presenza istituzionale finì per orientare profondamente il gusto dell’aristocrazia e dei prelati locali dell’epoca. Proprio per mostrare al pubblico questa evoluzione, la “Madonna con il Bambino e la Maddalena” verrà messa direttamente in dialogo con la più tarda “Madonna con il Bambino” proveniente dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, un’opera documentata a Milano fin dal 1616 nella quadreria di Guido Mazenta. Un confronto ravvicinato che permetterà ai visitatori di toccare con mano la rivoluzione stilistica di Tiziano, capace di muoversi verso una pittura sempre più sfaldata, materica e cupa.
Ad arricchire l’offerta culturale della mostra interverrà anche un ciclo di approfondimenti intitolato “Conversazioni su Tiziano”. che si terranno presso l’Orangerie del museo. Il programma prevede quattro appuntamenti con importanti studiosi: si comincia lunedì 2 novembre con Enrico Maria Dal Pozzolo sulle questioni di stile legate alle Madonne tizianesche, per proseguire giovedì 3 dicembre con Antonio Mazzotta (Fondazione Giorgio Cini) sul tema del ritratto. Nel nuovo anno, giovedì 14 gennaio Stefania Mason (Fondazione Tiziano Vecellio) analizzerà la fortuna collezionistica del maestro dal Seicento a oggi, mentre giovedì 21 gennaio lo storico dell’arte Marco Carminati chiuderà il ciclo con un intervento dedicato ai furti d’arte napoleonici a Milano, incentrato su “L’ Incoronazione di spine”.
Il racconto della mostra, tuttavia, non si esaurisce tra le mura del Poldi Pezzoli, ma si espande a tutta la città attraverso un itinerario diffuso. Grazie a un QR code, i visitatori possono seguire un percorso cittadino che tocca i luoghi simbolo della fortuna di Tiziano a Milano: dalla Pinacoteca di Brera al Castello Sforzesco, da Santa Maria delle Grazie al Duomo, fino alla Pinacoteca Ambrosiana. Proprio con quest’ultima è stato stretto un accordo che prevede un’agevolazione reciproca sul biglietto di ingresso.
Aperta dal 22 ottobre 2026 al 25 gennaio 2027, “Un Tiziano per Milano” celebra così il 450° anniversario della morte del maestro, offrendo un’occasione unica di incontro tra pubblico e privato. Per il Museo Poldi Pezzoli, inoltre, l’arrivo della “Madonna con il Bambino e la Maddalena” rappresenta una svolta permanente perché la tela si integra stabilmente nel percorso espositivo, arricchendo in modo significativo il nucleo di pittura veneziana del Cinquecento, che già vanta capolavori di Palma il Vecchio e Domenico Tintoretto.
