19 Ottobre 2026, lunedì
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ll ritorno di “Fratello Sole, Sorella Luna”: la rivoluzione di San Francesco conquista il Teatro Manzoni di Milano

Nel segno dell'eredità di Zeffirelli, la drammaturgia di Angela Demattè trasforma il capolavoro cinematografico in una potente riflessione contemporanea in scena sul palcoscenico milanese

A distanza di oltre cinquant’anni dal capolavoro cinematografico di Franco Zeffirelli, la celebre storia di Francesco d’Assisi torna a vibrare in una veste del tutto inedita. Dal 23 al 25 ottobre 2026, il palcoscenico del Teatro Manzoni di Milano ospiterà “Fratello Sole, Sorella Luna”, la nuova versione teatrale tratta dalla sceneggiatura originale firmata dallo stesso Zeffirelli insieme a due giganti della scrittura italiana, come Suso Cecchi D’Amico e Lina Wertmüller.

L’ambiziosa tournée nazionale 2026-2027 ha preso ufficialmente il via lo scorso 4 ottobre dal Teatro Guglielmi di Massa. Una data non casuale, ma fortemente simbolica: il giorno dedicato a San Francesco, inserito nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della sua scomparsa. L’opera si inserisce così nel fitto calendario di celebrazioni nazionali del programma San Francesco 1226–2026. Dopo lo straordinario successo registrato durante il debutto al Teatro Lyrick di Assisi, lo spettacolo prosegue ora il suo cammino itinerante e approda a Milano per una delle tappe più attese della stagione.

La trasposizione scenica è stata affidata alla drammaturga Angela Demattè, con la regia esperta di Piero Maccarinelli. Lo spettacolo ripercorre la straordinaria parabola umana e spirituale di Francesco d’Assisi, figlio di una ricca famiglia di mercanti, che sceglie di rinunciare ai privilegi della sua condizione per abbracciare la povertà come unica vera ricchezza. Sullo sfondo di un’Italia attraversata da conflitti tra città e da violente lotte commerciali, la sua decisione appare inizialmente incomprensibile: suscita scandalo nella sua famiglia, rifiuto da parte delle autorità religiose e smarrimento nella comunità.

Accanto a lui si schiera solamente Chiara, giovane della stessa estrazione sociale, che ne condivide la radicalità attraverso gesti concreti di solidarietà verso poveri e malati. Con i piedi nudi e un saio addosso, Francesco intraprende la costruzione di una chiesa aperta a tutti, un luogo di accoglienza per emarginati e diseredati, lontano dalle fastose celebrazioni ufficiali.

Sul palcoscenico del Teatro Manzoni, la storia di Francesco d’Assisi promette di emozionare il pubblico, invitandolo a riflettere sul valore del creato e a ritrovare uno sguardo puro e partecipe sulle cose del mondo. La forza d’esempio di Francesco conquista altri giovani benestanti e dà vita a un movimento che scuote le fondamenta della società e della Chiesa del tempo, in un viaggio che lo conduce fino a Roma, dove il Papa riconosce la portata rivoluzionaria della sua scelta e viene toccato dalla sua visione di una fede essenziale e spoglia.

Il celebre gesto di spogliarsi dei propri beni materiali si trasforma sul palco in un atto di pura ribellione politica e sociale contro i privilegi dell’epoca. Attorno a questa scelta scandalosa prende forma una comunità alternativa, fondata sulla solidarietà e sull’accoglienza. È proprio in questo scontro generazionale e valoriale che il testo dimostra tutta la sua attualità, ponendo al pubblico contemporaneo domande scomode sul benessere, sull’esclusione sociale e sulla possibilità di costruire insieme un sistema diverso.

La dimensione musicale rappresenta il vero ponte emotivo con la memoria della pellicola cinematografica del 1972. Lo spettacolo ripropone infatti il prezioso patrimonio sonoro originale composto da Riz Ortolani e Donovan, inclusa l’indimenticabile traccia che dà il titolo all’opera. A impreziosire e modernizzare l’allestimento ci sono le musiche e gli arrangiamenti curati da Alessandro Nidi, che per questa specifica versione teatrale ha composto anche dei brani completamente inediti, capaci di esaltare la forza drammatica della messa in scena.

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