12 Ottobre 2026, lunedì
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La voragine del Debito nello schema Ponzi

A quanto pare siamo alla frutta, anzi al grappino: il debito pubblico complessivo non solo sembra inarrestabile ma persino non tamponabile ed è alla base del crescente bellicismo.

A cura di Gilberto Borzini

Lo schema Ponzi è vietato per legge ai privati. In sostanza non si può remunerare un deposito finanziario con le entrate derivanti da altri depositi per il semplice motivo che altrimenti il banco salta. Lo schema è vietato però solo ai privati, perché nel Pubblico si tende a chiudere un occhio.

Nel passato lo schema statunitense dei petrodollari prevedeva che i pagametni del greggio fossero operati con titoli di Stato e i venditori potessero spendere solamente gli interessi maturati dovendo attendere le scadenze programmate.

Il che spiega il perché molti Paesi arabi sembravano poveri nel corso degli ultimi trent’anni del secolo scorso, malgrado le massicce vendite di greggio, e sono “esplosi al nuovo Rinascimento” una volta tornati in possesso dei capitali a scadenza trentennale.

L’uscita del conto capitale ha squilibrato i conti USA e messo in luce la posibile volatilità del Dollaro che non è collegato a valori certi come i depositi auriferi.

Trump, nel secondo mandato, ha chiamato ad assisterlo Elon Musk, il quale ha cercato di trovare un modo per tappare i buchi della finanza statale ma ha finito per dichiararsi sconfitto non riuscendo a trovare schemi innovativi in grado di ridare ossigeno al debito statunitense.

Il fatto è che nel momento in cui si afferma un rapporto di credito, il denaro coinvolto viene letteralmente “inventato”: se compro 1 milione di dollari in titoli di Stato deposito il milione e lo Stato mi consegna un titolo equivalente (più interessi), così in sostanza abbamo 2 milioni in circolo rispetto al milione originario.

La stessa cosa vale per mutui e finanziamenti: ogni prestito definisce la “creazione” di denaro e l’assenza di un termine vincolante (i depositi in oro, ad esempio) generano una massa monetaria circolante che si trasforma rapidamente in una bomba finanziaria.

(Spero che questo riassunto di un corso base di economia finanziaria semestrale sia sufficientemente chiaro).

Rimedi? Non ce ne sono

Mettiamoci il portafoglio in pace: in condizioni estreme come quelle che stiamo attraversando, con debiti pubblici dai valori incontrollati, dai 40 trilioni di debito USA al nostro 135% di debito in rapporto al PIL passando per la scandalosa catastrofe finanziaria francese a cui Russia e Cina hanno sottratti i vantaggiosissimi accordi finanziari africani, primo tra tutti il signoraggio sulla valuta al 50%, affermano che il meccanismo si è inceppato e può esplodere da un momento all’altro.

Il che spiega l’aggressività con cui opera Trump: rapinare il petrolio altrui per rivenderlo a tariffe maggiorate genera incassi utili a tamponare le falle, così come imporre la vendita delle armi costruite negli USA o forzare le industrie ad andare a produrre sul territorio statunitense o, ancora, imporre dazi alle merci straniere. Sono tutti atteggiamenti adeguati per chi cerca di fare fronte ad una montagna di soldi che può collassare da un momento all’altro, una montagna che fa apparire i Junk-funds di vent’anni fa dannosoicome un simpatico un criceto sulla ruota.

Non è un caso che la Cina, e con lei i Brics, abbia ripristinato il controvalore aureo per la sua propria moneta, e da qualche anno si stia liberando del debito a stelle e strisce, pur nella consapevolezza che se salta il banco americano non c’è trippa per gatti: saltiamo tutti come popcorn.

Lo schema che travolge

Alcuni si domandano perché mai i dipendenti pubblici dispongano delle pensioni con ritardi rispetto alla scadenza naturale. Osserviamo che fino a quanto le vacche erano grasse e l’economia tirava la gran parte dei contributi pensionistici dell’apparato pubblico erano “figurativi”: titoli di credito senza nessun versamento reale. Per cui quando si tratta di andare a pagare concretamente quei contributi figurativamente versati devono essere tradotti in denaro reale, e servono minatori esperti per “creare” la solvibilità necessaria, ovvero servono nuove emissioni di titoli di stato con relativo incremento del debito pubblico. La curva demografica discendente e quella poco rassicurante e stagnante dell’economia definiscono allora la necessità di creare ulteriore debito per fare fronte ai diritti dei creditori del passato. Siamo così in pieno schema Ponzi con cui retribuiamo i creditori precedenti con i versamenti in conto capitale di nuovi creditori: un modello suicida.

Per chi suona la campana?

Da molto tempo affermiamo che la “sostenibilità” non prevede l’erosione costante e permanente delle risorse: l’incremento dei consumi ad ogni costo oggi proposto dal NeoLiberismo è solamente lo strumento con cui si cerca di generare capitale a copertura delle esposizioni finanziarie esistenti, ed è evidentemente un modello che genera ulteriori voragini.

Una vera “sostenibilità” dovrebbe, al contrario, ridurre i consumi e conservare le risorse, ma il modello del capitalismo economico e finanziario in cui siamo immersi non reggerebbe (lo abbiamo visto durante la pandemia) ad un rallentamento rapido e improvviso degli scambi economici.

Piaccia o no il modello è condannato a franare: sia che si rilanci in modo espansionista sia che si riduca al minimo necessario la struttura non sta in piedi, scricchiola ed è destinata a crollare.

Allora ecco, da lontano, i primi rintocchi di campana.

Nel ’19 accadde qualcosa in Cina, forse furono i pipistrelli, forse una sperimentazione mal riuscita, e passammo un paio d’anni ai domiciliari con la pandemia influenzale.

Oggi, proprio nei giorni scorsi, a Irkutzk, in Siberia, si è rotta una provetta contenente il morbo più terrificante della storia umana: la Peste.

La prospettiva che si estrae è quella di un nuovo lock-down planetario che consenta di riposizionare le situazioni finanziarie più critiche mentre l’opinione pubblica è terrorizzata e barricata in casa.

Sono cose che iniziano in sordina e da lontano, perché il panico va costruito sapientemente.

Fino a che qualcuno pone la domanda: volete la guerra o volete la peste?

E tutti giù per terra.

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