8 Ottobre 2026, giovedì
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Mattarella concede tre grazie: tra i beneficiari anche il gioielliere Guido Gianni

Il Capo dello Stato ha firmato tre decreti di clemenza dopo l’istruttoria del ministero della Giustizia. Per Gianni, condannato a 12 anni e 4 mesi per il duplice omicidio e il tentato omicidio commessi durante una rapina nella sua gioielleria di Catania, la grazia estingue tre anni e due mesi di pena. Il provvedimento porta il residuo sotto la soglia che può consentire l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Il nome di Guido Gianni torna al centro della cronaca, questa volta per una decisione assunta al Quirinale. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso al gioielliere catanese una grazia parziale, estinguendo tre anni e due mesi della pena detentiva che gli era stata inflitta per i fatti avvenuti nel 2008 all’interno della sua gioielleria.

Il provvedimento rientra in una più ampia decisione del Capo dello Stato, che ha firmato tre decreti di grazia ai sensi dell’articolo 87, comma 11, della Costituzione. Per tutti e tre i casi, il ministro della Giustizia ha espresso parere favorevole al termine della prescritta istruttoria.

La vicenda di Gianni è però quella destinata a richiamare maggiore attenzione, perché si colloca in uno dei territori più delicati del diritto penale e del dibattito pubblico: il confine tra la legittima difesa, la reazione a una violenza criminale e la responsabilità per le conseguenze di quella reazione.

La rapina, gli spari e la condanna

Guido Gianni, nato nel 1960, era stato condannato complessivamente a dodici anni e quattro mesi di reclusione per i delitti di duplice omicidio e tentato omicidio. I fatti risalgono al 2008 e maturarono durante un tentativo di rapina nella sua gioielleria di Catania.

Nel corso dell’assalto, il gioielliere reagì sparando e due dei rapinatori rimasero uccisi. Un terzo uomo fu invece ferito. Da quel momento si aprì un lungo percorso giudiziario che avrebbe portato alla condanna dell’orefice.

È una vicenda che, nel corso degli anni, ha suscitato attenzione e discussioni anche fuori dalle aule di tribunale. Da una parte, la figura del commerciante che si trova improvvisamente esposto alla violenza di una rapina e reagisce all’aggressione. Dall’altra, l’accertamento giudiziario delle responsabilità per la morte di due persone e per il ferimento di una terza.

La grazia presidenziale non riscrive quella storia giudiziaria e non equivale a un’assoluzione. È, per sua natura, un atto di clemenza individuale che interviene sulla pena, lasciando ferma la condanna.

La decisione di Mattarella

Nel caso di Gianni, il Capo dello Stato ha concesso una grazia parziale. La misura estingue tre anni e due mesi della pena detentiva.

Un elemento decisivo nell’iter del provvedimento è stato il parere favorevole espresso dal magistrato di sorveglianza. Il Quirinale ha inoltre considerato il periodo di detenzione già scontato dal gioielliere, pari a cinque anni e tre mesi.

Il risultato concreto è significativo: la pena residua scende sotto i quattro anni. Si apre così la possibilità, per il competente Tribunale di sorveglianza, di valutare l’eventuale applicazione dell’affidamento in prova al servizio sociale previsto dall’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario.

È importante sottolineare il termine «eventuale». La grazia non determina automaticamente l’affidamento in prova. Sarà infatti l’autorità giudiziaria competente a valutare se sussistano i presupposti per l’applicazione della misura alternativa.

Il provvedimento del Presidente, dunque, produce un effetto preciso sulla pena, ma non sostituisce il giudizio del Tribunale di sorveglianza sulle modalità con cui dovrà essere eventualmente eseguita la parte residua.

Che cosa significa la grazia

La decisione riporta al centro una prerogativa costituzionale spesso poco conosciuta nel suo funzionamento concreto. L’articolo 87 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di concedere la grazia e commutare le pene.

Non si tratta di un quarto grado di giudizio. La grazia non serve a stabilire se una persona sia colpevole o innocente e non cancella la sentenza pronunciata dalla magistratura. È uno strumento di clemenza che può intervenire sulla pena inflitta a una persona già condannata.

Nel caso di Gianni si tratta, inoltre, di una grazia parziale. Non viene quindi cancellata l’intera pena residua, ma una parte specifica della detenzione ancora da scontare.

La decisione assume un rilievo particolare proprio perché arriva dopo cinque anni e tre mesi già trascorsi in esecuzione della pena e dopo il parere favorevole del magistrato di sorveglianza.

Gli altri due provvedimenti

Il decreto relativo a Guido Gianni è uno dei tre firmati da Mattarella.

Il primo riguarda A. A., nato nel 1972 e condannato complessivamente a sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti e per altri delitti. In questo caso la grazia riguarda la pena residua, pari a cinque anni, cinque mesi e dieci giorni.

Alla base della decisione ci sono stati i pareri favorevoli delle due autorità giudiziarie competenti e, soprattutto, le condizioni di salute del condannato, definite gravissime e irreversibili. Proprio per queste condizioni era già stato disposto da tempo il differimento dell’esecuzione della pena.

Il terzo decreto riguarda invece G. B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009.

Per lui la grazia è parziale e comporta l’estinzione di un anno e nove mesi della pena ancora da espiare.

Anche in questo caso il Presidente ha tenuto conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza. Nell’istruttoria è stato evidenziato il cambiamento intervenuto nella vita del condannato, che avrebbe intrapreso e consolidato un percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare.

A incidere sulla valutazione sono state anche le condizioni di salute di una figlia minore.

Come per Gianni, la riduzione della pena porta il residuo entro il limite che permette al Tribunale di sorveglianza di valutare l’eventuale affidamento in prova ai servizi sociali.

Un atto di clemenza, non una cancellazione del passato

I tre provvedimenti raccontano tre situazioni profondamente diverse e spiegano anche la natura individuale della grazia presidenziale. Non esiste un’unica ragione per cui il Capo dello Stato possa decidere di intervenire sulla pena.

Nel primo caso pesano condizioni di salute estremamente gravi. Nel secondo, quello di Guido Gianni, assumono rilievo la particolare vicenda giudiziaria, la pena già espiata e il parere favorevole del magistrato di sorveglianza. Nel terzo, l’attenzione è rivolta soprattutto al percorso di reinserimento del condannato e alle condizioni familiari.

Il filo comune è rappresentato dall’esame individuale delle singole posizioni e dall’istruttoria che precede la decisione presidenziale.

Per Guido Gianni, in particolare, la grazia arriva a distanza di diciotto anni dai fatti che segnarono la sua vita e quella delle persone coinvolte nella rapina. Una storia iniziata dentro una gioielleria di Catania, durante un assalto, e proseguita per anni nelle aule giudiziarie e nell’esecuzione della pena.

Ora quella storia entra in una fase diversa. La condanna rimane, ma la pena viene ridotta. E con il residuo portato sotto i quattro anni, sarà il Tribunale di sorveglianza a stabilire se esistano le condizioni per una misura alternativa alla detenzione.

La decisione di Mattarella, dunque, non chiude il capitolo giudiziario di Guido Gianni. Ne modifica, però, in modo concreto il finale.

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