La mezzanotte tra il 5 e il 6 ottobre ha segnato la fine dell’ultimo sconto fiscale sui carburanti introdotto a settembre. Con la scadenza del provvedimento, il gasolio registra un aumento immediato di 6,1 centesimi al litro, mentre il meccanismo delle accise mobili, che avrebbe dovuto compensare il rincaro, non è entrato in funzione. In Gazzetta Ufficiale non è infatti comparso il decreto interministeriale necessario per attivare il sistema che utilizza l’extragettito Iva per ridurre il peso delle imposte sui carburanti.
È la prima volta da marzo che gli automobilisti non beneficiano di alcuna forma di riduzione fiscale alla pompa. Da allora, in piena crisi energetica legata alle tensioni internazionali, il governo aveva scelto di intervenire con tagli temporanei alle accise per contenere l’impatto dei prezzi. Questa volta, però, la strategia è cambiata.
Il decreto sulle accise mobili avrebbe dovuto definire quali carburanti includere, l’entità dello sconto e la durata dell’intervento. Il principio è semplice: quando il prezzo del greggio sale, lo Stato incassa più Iva e utilizza quel surplus per alleggerire le accise. Un meccanismo che non incide sul deficit e che, pur garantendo un beneficio più contenuto rispetto ai tagli finanziati con risorse pubbliche, permette di intervenire in modo più mirato.
Parallelamente, l’esecutivo ha annunciato l’intenzione di abbandonare gli sconti generalizzati, ritenuti regressivi perché favoriscono chi consuma di più, e di concentrarsi su misure dedicate alle fasce più vulnerabili e agli autotrasportatori. In attesa di nuovi provvedimenti, il mercato ha visto muoversi le principali compagnie petrolifere. Eni ha introdotto un tetto ai prezzi di benzina e gasolio, rispettivamente a 1,99 e 2,19 euro al litro, valido per trenta giorni. A ruota sono arrivate iniziative analoghe da Socar, Q8 e Tamoil, contribuendo a un calo dei prezzi medi alla pompa.
Il prossimo passaggio sarà politico e industriale. Giovedì 8 ottobre è prevista una riunione tra il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il ministro delle Imprese e del Made in Italy e i rappresentanti delle aziende della raffinazione. L’obiettivo è valutare l’andamento del mercato, analizzare le criticità e discutere la possibilità di aumentare la produzione, così da favorire una stabilizzazione dei prezzi.
Il quadro resta complesso: la fine dello sconto fiscale, l’assenza del decreto sulle accise mobili e la volatilità del mercato internazionale rendono il tema dei carburanti uno dei più sensibili per famiglie e imprese. Le prossime decisioni del governo saranno decisive per capire se il sollievo alla pompa potrà tornare, e in quale forma.
