6 Ottobre 2026, martedì
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Trump autorizza la fucilazione di Nidal Hasan: il caso Fort Hood torna a scuotere l’America

Via libera all’esecuzione dell’ex maggiore che nel 2009 uccise 13 militari nella base texana. Una decisione che riapre il confronto sulla giustizia militare e sulla pena capitale negli Stati Uniti.

La Casa Bianca ha confermato l’autorizzazione all’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito responsabile della strage di Fort Hood, uno degli episodi più traumatici nella storia recente delle forze armate statunitensi. L’uomo, condannato a morte dopo un processo di corte marziale, verrà giustiziato tramite fucilazione, una modalità che l’apparato militare non impiega da decenni e che conferisce alla vicenda un ulteriore peso simbolico.

Hasan aprì il fuoco il 5 novembre 2009 all’interno di un centro sanitario della base, dove decine di soldati attendevano le ultime procedure prima del dispiegamento in Iraq e Afghanistan. In pochi minuti uccise 13 persone e ne ferì 32, colpendo commilitoni che conosceva e con cui aveva condiviso anni di servizio. Tra le vittime figurava anche una soldatessa incinta, un dettaglio che contribuì a rendere l’episodio ancora più sconvolgente per l’opinione pubblica americana.

La sparatoria terminò quando un militare reagì al fuoco, ferendo Hasan alla schiena e lasciandolo paralizzato dalla vita in giù. Durante il processo, l’ex maggiore rinunciò a difendersi e dichiarò di aver agito per impedire ai soldati americani di partecipare a operazioni che, a suo giudizio, avrebbero causato la morte di civili musulmani all’estero. La giuria militare lo condannò alla pena capitale, una decisione rimasta in sospeso per anni in attesa delle autorizzazioni finali.

Con l’approvazione presidenziale, l’esecuzione entra ora nella fase operativa: saranno le autorità militari a stabilire data, luogo e modalità. La scelta della fucilazione, in un contesto in cui la pena di morte federale è tornata al centro del dibattito, rappresenta un segnale politico forte e un richiamo alla severità della giustizia militare nei casi di tradimento e violenza interna alle forze armate.

Il caso Hasan continua a essere una ferita aperta per l’esercito americano, non solo per il numero delle vittime, ma per la natura dell’attacco: un ufficiale che si rivolta contro i propri commilitoni, trasformando un luogo di routine in un teatro di guerra. L’esecuzione, quando avverrà, chiuderà formalmente una vicenda giudiziaria durata oltre quindici anni, ma non cancellerà le domande che quella giornata ha lasciato in eredità sulla sicurezza interna, sulle tensioni culturali e religiose e sul ruolo della pena capitale negli Stati Uniti contemporanei.

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