Un vecchio scatolone lasciato davanti alla porta di un museo. Dentro, una pelle di tigre con la testa ancora attaccata, segnata dal tempo e in parte danneggiata. E poi una lettera, scritta al computer, con un racconto che sembra uscito da un romanzo ma che ora è al centro di un accertamento delle autorità.
È cominciato così il mistero della tigre comparsa nei giorni scorsi davanti al Museo delle Scienze dell’Università di Camerino, in provincia di Macerata. A trovare il pacco è stato il responsabile della struttura, che ha immediatamente segnalato la presenza del reperto agli organismi competenti. La pelle è stata sequestrata e sulla sua storia sono ora in corso verifiche.
A rendere ancora più singolare la vicenda è il contenuto della lettera lasciata insieme alla pelle. Il testo dà voce alla tigre e ne racconta, in prima persona, una lunga permanenza a Camerino. «Ciao, vengo da lontano, ma da tanti anni sto qui a Camerino», si legge nel messaggio. E ancora: «Non sono stata rubata, ma acquistata in un periodo in cui non c’erano leggi che mi tutelavano. Voglio rimanere qui, dove sono sempre stata».
Il racconto prosegue tra ricordi di una casa, persone che osservavano il grande animale e un lungo periodo di oblio. La pelle, secondo quanto riferito nella lettera, sarebbe rimasta per anni dimenticata in una cantina, fino a riemergere casualmente durante un trasloco.
È proprio questa ricostruzione a dover essere verificata. Gli investigatori dovranno stabilire da dove provenga effettivamente il reperto, quando sia stato acquistato, da chi e in quali circostanze sia arrivato a Camerino. Non viene esclusa l’ipotesi che si tratti di un oggetto acquistato molti anni fa, quando la normativa sulla tutela delle specie protette era diversa da quella attuale, e che la tigre possa essere stata abbattuta in Africa prima che la sua pelle venisse commercializzata.
La vicenda coinvolge una specie sottoposta a una rigorosa tutela internazionale. Per questo il responsabile del museo ha interessato gli organismi preposti ai controlli sulla fauna protetta. Sono intervenuti il Nucleo Carabinieri Cites di Fermo e il Nucleo Carabinieri Forestale di Camerino. Il reperto è stato posto sotto sequestro mentre l’Autorità giudiziaria ha avviato gli accertamenti necessari a ricostruirne la provenienza.
Della vicenda è stato informato anche il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, chiamato a stabilire quale debba essere la destinazione della pelle e come debba essere gestita secondo la normativa vigente.
Una possibilità, una volta conclusi gli accertamenti, è che la tigre possa rimanere proprio a Camerino. Il reperto potrebbe infatti essere conservato presso il laboratorio di Paleontologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università, trasformando quello che oggi è un oggetto al centro di un’indagine in un reperto da studiare e, eventualmente, da conservare.
Resta però da capire chi abbia materialmente depositato lo scatolone davanti al museo e se il racconto affidato alla lettera corrisponda davvero alla storia della pelle. La frase con cui la tigre chiede di restare a Camerino aggiunge un ultimo elemento a una vicenda già insolita: dietro quel reperto potrebbe esserci la storia privata di una famiglia, un acquisto avvenuto decenni fa e rimasto nell’ombra, oppure una provenienza ancora tutta da ricostruire.
Sul piano giudiziario, il punto di partenza è invece chiaro. La detenzione di animali, piante o loro parti appartenenti a specie protette, quando avviene in violazione della normativa Cites, può configurare un reato. Come ricordano i Carabinieri Forestali, la legge prevede, nei casi previsti, l’arresto da sei mesi a due anni e un’ammenda da 15mila a 150mila euro.
Per ora, dunque, la tigre resta senza padrone e senza una storia ufficialmente accertata. Ha però già trovato, almeno temporaneamente, un luogo dove la sua vicenda potrà essere ricostruita: proprio davanti a quel museo dove qualcuno ha deciso di lasciarla.
