23 Ottobre 2026, venerdì
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Trump valuta accordi economici con Putin prima della fine della guerra in Ucraina

Secondo il New York Times, la Casa Bianca considera la cooperazione commerciale con Mosca una possibile leva per favorire i negoziati. Il Cremlino, intanto, rafforza il controllo sull'economia e prepara il voto legislativo. Sul fronte militare, Kiev rivendica l'abbattimento di 69 droni e tre missili russi.

La diplomazia americana prova a cambiare passo sul dossier ucraino e guarda anche all’economia come possibile strumento per avvicinare Mosca al tavolo dei negoziati. Secondo il New York Times, la Casa Bianca starebbe valutando la possibilità di raggiungere accordi economici con la Russia ancora prima della conclusione della guerra in Ucraina. A riferirlo sono due fonti vicine ai colloqui citate dal quotidiano statunitense.

L’ipotesi segnerebbe un cambio di impostazione rispetto alla linea sostenuta finora da Washington, secondo cui l’aumento della pressione economica e militare rappresenterebbe la strada principale per spingere Vladimir Putin ad accettare un compromesso. L’amministrazione Trump, tuttavia, starebbe considerando anche una strategia fondata sulla prospettiva di una futura cooperazione economica.

L’obiettivo sarebbe duplice: creare un interesse concreto per Mosca nella ripresa delle relazioni con gli Stati Uniti e, allo stesso tempo, convincere le componenti più ostili a Washington all’interno dell’élite russa che Trump sia realmente intenzionato ad aprire una nuova fase nei rapporti bilaterali. In questa prospettiva, gli eventuali accordi commerciali non sarebbero soltanto una conseguenza di un’intesa politica, ma potrebbero diventare essi stessi una leva diplomatica.

A Mosca, intanto, il Cremlino continua a muoversi su un terreno segnato dalla guerra e dalle crescenti tensioni economiche. Mentre la Russia si prepara alle prime elezioni legislative dall’inizio del conflitto, il cui esito appare fortemente condizionato dal predominio politico di Putin, il presidente russo ha disposto per decreto il passaggio sotto controllo temporaneo dello Stato di alcuni asset riconducibili ai gruppi occidentali Nestlé e Auchan.

È un altro segnale della trasformazione del rapporto tra il Cremlino e le aziende straniere rimaste sul mercato russo dopo l’invasione dell’Ucraina. Il controllo statale degli asset occidentali rappresenta infatti uno degli strumenti attraverso cui Mosca ha risposto al progressivo disimpegno delle multinazionali e alle sanzioni imposte dall’Occidente.

Sul fronte militare, intanto, la tensione resta alta. Dopo la recente violazione dello spazio aereo della Lituania da parte di jet militari russi, allontanati da caccia italiani impegnati nella missione Nato, l’Aeronautica ucraina ha riferito di aver abbattuto durante la notte 69 droni e tre missili lanciati dalla Russia.

Il quadro resta dunque quello di una guerra ancora aperta, mentre sul piano diplomatico Washington sembra esplorare una strada diversa: non soltanto aumentare il costo economico e militare del conflitto per Mosca, ma anche offrire al Cremlino una prospettiva di ritorno alla cooperazione. La scommessa della Casa Bianca è che la convenienza economica possa diventare, insieme alla pressione, una delle chiavi per riaprire il dialogo con Putin.

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