È arrivata all’alba, a poco più di un anno da quel delitto, la svolta investigativa sull’omicidio di Marco Pusceddu, il soccorritore del 118 di 50 anni ucciso a colpi di pistola il 7 agosto 2025. I carabinieri hanno fatto scattare un’operazione tra Iglesias, Nuxis e Carbonia, nel Sud Sardegna, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della Procura.
Nel mirino degli investigatori sono finite diverse persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di omicidio volontario premeditato in concorso, detenzione e porto illegale di armi.
Un’operazione imponente, che ha visto convergere sul territorio uomini e mezzi del Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Sassari, delle Compagnie di Ozieri e Iglesias, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Sardegna, del Nucleo carabinieri cinofili di Abbasanta e dell’11° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Elmas.
L’agguato nella sede del 118
La ricostruzione dell’omicidio restituisce la freddezza di un’esecuzione. Era il 7 agosto 2025 quando un uomo si presentò nella sede dell’associazione dove prestava servizio Pusceddu. A volto scoperto, secondo quanto emerso dalle indagini, chiese di poter parlare con il soccorritore.
Poi gli sparò a distanza ravvicinata.
Una sequenza di colpi che non lasciò scampo al cinquantenne. I soccorsi, prestati immediatamente dai colleghi, si rivelarono inutili. Pusceddu morì all’interno della sede del 118, trasformata in pochi istanti nella scena di un omicidio.
Un delitto maturato, secondo l’ipotesi investigativa alla base delle misure cautelari, nell’ambito di un disegno premeditato. Un elemento che dovrà ora essere valutato nelle sedi giudiziarie competenti e nel corso del procedimento a carico degli indagati.
Un’aggressione mesi prima
Sul caso pesava anche un precedente. Mesi prima dell’omicidio, Pusceddu era stato aggredito e ferito, in circostanze che all’epoca non avevano consentito di delineare con chiarezza il quadro alla base dell’episodio.
Quel precedente, alla luce degli sviluppi dell’inchiesta, assume oggi un peso investigativo particolare. Gli accertamenti condotti nell’arco di un anno hanno progressivamente ricomposto gli elementi raccolti dagli investigatori, fino all’operazione scattata questa mattina.
Il blitz rappresenta dunque un passaggio decisivo nelle indagini: a un anno dall’agguato, la Procura ritiene di aver individuato le persone che avrebbero avuto un ruolo nella morte del soccorritore.
Per gli indagati, tuttavia, resta ferma la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
L’inchiesta dovrà ora chiarire ogni tassello della vicenda: il movente, i ruoli dei singoli indagati, la pianificazione dell’agguato e la provenienza delle armi. Un anno dopo quegli spari, la scena investigativa torna dunque ad animarsi. E il cerchio, almeno sul piano delle indagini, sembra essersi stretto attorno ai presunti responsabili.
