6 Ottobre 2026, martedì
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Cremlino contro Merz: «Fa il duro con Mosca, ma in modo goffo»

Peskov accusa il cancelliere tedesco di cercare consenso interno attraverso una linea più muscolare verso la Russia. Mosca, tuttavia, esclude per ora un declassamento dei rapporti diplomatici. Lavrov annuncia la chiusura delle sedi dell’Istituto Goethe in risposta allo stop al Centro culturale russo di Berlino.

Il gelo tra Berlino e Mosca si fa ancora più spesso, ma il Cremlino, almeno per il momento, non sembra intenzionato a trasformarlo in una rottura diplomatica. A mettere nel mirino il cancelliere tedesco Friedrich Merz è Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, che accusa il leader di Berlino di cercare dividendi politici interni attraverso una postura sempre più dura nei confronti della Russia.

Secondo Peskov, tuttavia, la strategia di Merz avrebbe un limite evidente: il modo in cui viene perseguita. «Con passi che a lui sembrano quasi duri, cerca di guadagnare qualche punto sul piano interno», ha dichiarato il portavoce del Cremlino all’emittente Vesti, in dichiarazioni riportate dalla Tass. Il giudizio di Mosca è tranchant: il cancelliere tedesco agirebbe in maniera «estremamente goffa».

A sostegno della propria accusa, Peskov ha richiamato la vicenda degli episodi di sabotaggio che hanno coinvolto interessi tedeschi negli ultimi anni e i sospetti rivolti a cittadini ucraini. «Finora tutti quelli che negli ultimi anni hanno fatto esplodere qualcosa di tedesco erano ucraini, che gli stessi tedeschi hanno arrestato», ha sostenuto.

Il Cremlino contesta in particolare quella che considera un’incoerenza della politica tedesca. Peskov ha citato la presenza dei consolati ucraini in Germania, ponendo una domanda destinata a Berlino: «Hanno forse chiuso anche un solo consolato generale dell’Ucraina sul loro territorio, mentre è in corso un processo? Non lo hanno fatto».

Mosca: nessun declassamento dei rapporti con Berlino

Nonostante l’inasprimento della retorica e delle misure contro la Russia, Mosca precisa di non voler, almeno per ora, compiere il passo ulteriore di ridurre formalmente il livello delle relazioni diplomatiche con la Germania.

«Non avvieremo un declassamento delle relazioni diplomatiche con Berlino», ha affermato Peskov. Una precisazione significativa, perché segnala che il Cremlino distingue tra l’escalation politica in corso e una possibile rottura dei canali diplomatici.

Il confronto si inserisce in un quadro già fortemente deteriorato. Nei giorni precedenti Putin aveva definito un «grave errore» i nuovi provvedimenti adottati dalla Germania contro Mosca in relazione all’incidente del drone all’aeroporto di Lipsia. Secondo il presidente russo, le decisioni tedesche non risponderebbero agli interessi della popolazione della Germania, ma sarebbero condizionate anche dalla situazione politica interna e dalle difficoltà dello stesso Merz.

La lettura del Cremlino, dunque, è netta: la politica estera tedesca sarebbe diventata anche uno strumento di consenso interno. Un’accusa che Berlino respinge implicitamente attraverso una linea che, negli ultimi mesi, ha progressivamente accentuato il contrasto con Mosca.

La risposta russa si sposta anche sul terreno della cultura

Ma la partita tra Germania e Russia non si gioca soltanto sul terreno diplomatico e politico. Il nuovo fronte è quello della cultura.

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha annunciato la chiusura di tutte le sedi dell’Istituto Goethe presenti in Russia, presentando la decisione come una risposta diretta alla chiusura del Centro culturale russo di Berlino.

«Stanno intraprendendo deliberatamente un passo che, lo devono capire, significa la fine della loro presenza culturale nella Federazione Russa», ha dichiarato Lavrov, secondo quanto riferito da Interfax.

La contromossa di Mosca porta così il confronto oltre le sanzioni e la diplomazia. La chiusura delle istituzioni culturali tedesche in Russia e di quelle russe in Germania rischia infatti di impoverire ulteriormente uno dei pochi spazi rimasti aperti al dialogo tra le due società.

È il segnale di una relazione che continua a scivolare verso la contrapposizione, ma senza arrivare — almeno per ora — al punto di non ritorno diplomatico. Da una parte Berlino alza il tono e rafforza la pressione su Mosca; dall’altra il Cremlino risponde con accuse, misure di ritorsione e una crescente contestazione della leadership tedesca.

Il paradosso è che, mentre sul piano politico le distanze sembrano diventare sempre più profonde, Mosca precisa di non voler formalmente abbassare il livello dei rapporti diplomatici. Una linea sottile tra escalation e contenimento, sulla quale Germania e Russia sembrano oggi muoversi con margini di manovra sempre più ridotti.

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