25 Settembre 2026, venerdì
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Morte nella baita, due indagati per il monossido: sequestrato il boiler

Il 35enne Pietro Maria Fiori è morto nell’Alpe Buscagna, in Valle Devero, dopo l’intossicazione nella notte. Nel registro della Procura di Verbania il titolare dell’azienda agricola e l’installatore dello scaldabagno. Cinque persone sono rimaste intossicate, un 19enne è ricoverato in condizioni critiche al Niguarda

È una morte sulla quale ora dovrà fare luce un’inchiesta della Procura di Verbania. Sono due le persone iscritte nel registro degli indagati per la tragedia avvenuta nella notte tra sabato e domenica in una baita isolata dell’Alpe Buscagna, in Valle Devero, dove il 35enne volontario Pietro Maria Fiori ha perso la vita, con ogni probabilità dopo essere stato esposto a una concentrazione letale di monossido di carbonio.

Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti sono, al momento, omicidio colposo e lesioni colpose. Nel mirino della magistratura sono finiti il titolare dell’azienda agricola, Francesco Biondo, che si trovava nella baita al momento dell’incidente, e la persona che avrebbe installato il boiler scaldabagno dal quale, secondo la prima ricostruzione investigativa, potrebbero essere fuoriuscite le esalazioni.

Un’iscrizione nel registro degli indagati che, in questa fase, rappresenta uno strumento necessario per consentire agli interessati di partecipare agli accertamenti e difendersi, mentre la dinamica e le eventuali responsabilità devono ancora essere definite.

Il boiler sotto sequestro

Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione soprattutto sull’impianto di produzione dell’acqua calda. La polizia giudiziaria ha posto sotto sequestro parte della baita e lo scaldabagno, insieme ad alcune bombole e a una stufa a legna. Saranno gli accertamenti tecnici a stabilire se e come uno di questi dispositivi possa avere provocato l’accumulo di monossido di carbonio all’interno della struttura.

Il monossido, inodore e invisibile, può trasformarsi in pochi minuti in una minaccia mortale in ambienti chiusi e scarsamente ventilati. Proprio per questo gli investigatori dovranno ricostruire con precisione le condizioni della baita, il funzionamento degli apparecchi e il sistema di evacuazione dei fumi.

L’indagine è affidata al Soccorso alpino della Guardia di finanza di Domodossola, impegnato nella ricostruzione di ogni fase dell’incidente.

L’allarme nella notte

Nella baita si trovavano sei margari quando è scattato l’allarme, intorno alla mezzanotte e mezza. A chiedere aiuto sarebbe stato uno degli stessi presenti, già in stato confusionale per gli effetti dell’intossicazione. Una richiesta arrivata con difficoltà, in uno scenario reso ancora più complesso dall’isolamento della struttura in quota.

Quando i soccorritori sono riusciti a raggiungere la baita, per Pietro Maria Fiori non c’era più nulla da fare. Gli altri cinque occupanti sono stati soccorsi e trasportati per le cure necessarie.

Tra loro c’era anche il titolare dell’azienda agricola, Francesco Biondo, oggi indagato nell’ambito dell’inchiesta. Particolarmente gravi sono apparse fin dall’inizio le condizioni di un 19enne, trasferito all’ospedale Niguarda di Milano, dove è stato ricoverato in condizioni critiche.

L’autopsia per chiarire la causa della morte

Un passaggio decisivo per l’inchiesta sarà ora l’autopsia sul corpo di Fiori, che dovrà contribuire a stabilire con certezza la causa del decesso e a definire il quadro medico dell’intossicazione.

Parallelamente, gli accertamenti tecnici dovranno rispondere alla domanda centrale dell’indagine: da quale apparecchio è partito il monossido e perché si è accumulato all’interno della baita?

Il sequestro del boiler, delle bombole e della stufa consentirà agli specialisti di esaminare gli impianti e verificare eventuali anomalie, modalità di installazione, condizioni di funzionamento e sistemi di ventilazione e scarico.

Solo al termine di questi accertamenti sarà possibile stabilire se dietro la tragedia vi siano state negligenze, imprudenze o violazioni delle norme di sicurezza.

Intanto, sull’Alpe Buscagna resta il peso di una notte trasformata in tragedia: sei persone in una baita, un gas che non si vede né si sente e un uomo di 35 anni che non è riuscito a salvarsi. Ora sarà la ricostruzione tecnica e giudiziaria a stabilire come sia stato possibile.

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