7 Ottobre 2026, mercoledì
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Trump: «Abbiamo spazzato via l’Iran». E ora punta al controllo di Hormuz

Il presidente americano alza ulteriormente il tono dello scontro con Teheran: capacità militari iraniane ridotte e Stretto di Hormuz sempre più al centro della strategia di Washington. Intanto, in Cisgiordania cresce la tensione e Israele continua a rafforzare la pressione sul terreno.

«Abbiamo spazzato via l’Iran». È una dichiarazione perentoria, senza sfumature, quella pronunciata da Donald Trump in un’intervista telefonica con Michael Cohen, il suo ex avvocato e oggi uno dei suoi più noti accusatori nel caso legato ai rapporti del tycoon con la pornostar Stormy Daniels.

Secondo Trump, Teheran sarebbe ormai in una posizione di forte debolezza sul piano militare. L’Iran, ha spiegato il presidente americano, dispone ancora di missili e droni, ma avrebbe una capacità produttiva limitata. Una valutazione che, nelle parole di Trump, si accompagna a un’affermazione ancora più pesante: gli Stati Uniti controllerebbero «sostanzialmente» lo Stretto di Hormuz e sarebbero vicini a esercitarne il pieno controllo.

È proprio Hormuz, dunque, a emergere come uno dei nodi strategici decisivi dello scontro. Il passaggio marittimo che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman rappresenta uno dei principali snodi energetici mondiali e qualsiasi ulteriore escalation nella zona rischia di avere conseguenze che vanno ben oltre il confronto diretto tra Washington e Teheran.

Dalla pressione militare a quella economica

La linea di Trump non si limita tuttavia alla dimensione militare. Il giorno precedente, 20 agosto, il presidente americano aveva annunciato una nuova offensiva economica contro l’Iran, definendola la più devastante mai intrapresa dagli Stati Uniti contro un singolo Paese.

L’obiettivo dichiarato è quello di spingere Teheran verso un isolamento senza precedenti, attraverso una combinazione di sanzioni e pressione economica. Una strategia che si colloca nel solco della cosiddetta «massima pressione» già adottata da Washington nei confronti del regime degli ayatollah e che Trump presenta come una prosecuzione, questa volta ancora più dura, della precedente campagna.

Il messaggio politico è netto: ridurre progressivamente i margini di manovra dell’Iran sul piano militare, finanziario ed energetico, fino a rendere sempre più difficile per Teheran sostenere la propria proiezione regionale.

La tensione si sposta anche in Cisgiordania

Mentre Washington e Teheran si confrontano sul terreno della forza e delle sanzioni, la situazione continua a deteriorarsi anche sul fronte israelo-palestinese.

Secondo quanto riferito da Al Jazeera, le forze israeliane avrebbero impedito alle ambulanze di raggiungere alcuni palestinesi rimasti feriti dopo attacchi attribuiti a coloni israeliani nella Cisgiordania occupata.

I fatti sarebbero avvenuti a Khirbet Deir Shams, a sud di Hebron, dove tre palestinesi sarebbero rimasti feriti dopo aggressioni contro le loro abitazioni. Un episodio che aggiunge ulteriore tensione a una situazione già caratterizzata da un’elevata conflittualità e da crescenti accuse reciproche.

Il quadro regionale appare così sempre più intrecciato: da una parte la contrapposizione strategica tra Stati Uniti e Iran, con Hormuz al centro della partita; dall’altra l’escalation sul terreno tra Israele, palestinesi e coloni in Cisgiordania.

Una partita sempre più ampia

Le dichiarazioni di Trump segnano quindi un ulteriore innalzamento del livello retorico e politico dello scontro con Teheran. Il riferimento al controllo di Hormuz, in particolare, porta la crisi su un terreno che riguarda direttamente la sicurezza delle rotte marittime e l’equilibrio energetico internazionale.

La pressione americana, intanto, procede su più fronti: militare, economico e diplomatico. E mentre Washington promette un isolamento senza precedenti per l’Iran, la regione continua a mostrare nuovi punti di frizione.

Il rischio è che le diverse crisi finiscano per alimentarsi reciprocamente, trasformando il confronto con Teheran e la guerra israelo-palestinese in parti sempre più difficili da separare di una stessa, enorme crisi mediorientale.

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