7 Ottobre 2026, mercoledì
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Antonello da Messina, trasferiti i quattro custodi in servizio la sera del furto

Dopo la sparizione delle opere dal museo regionale di Messina scattano i primi provvedimenti: i quattro addetti sono stati spostati in altri siti culturali. Per loro è stato avviato anche un procedimento disciplinare che potrebbe concludersi con il licenziamento.

Il furto delle opere di Antonello da Messina lascia dietro di sé non soltanto un’indagine giudiziaria, ma anche le prime conseguenze sul fronte amministrativo. Il dipartimento Beni culturali della Regione Siciliana ha disposto il trasferimento dei quattro custodi che erano in servizio al museo regionale di Messina nella sera in cui è avvenuta la sottrazione: due uomini e due donne.

Per gli addetti, già destinatari di ferie forzate, il provvedimento è arrivato giovedì. I quattro sono stati assegnati ad altri siti del patrimonio culturale della città siciliana, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta e del procedimento disciplinare avviato nei loro confronti.

A pesare sulla loro posizione sarebbe soprattutto la gestione dell’allarme e delle fasi immediatamente successive alla scoperta del furto. Secondo quanto emerso, infatti, nessuno dei quattro avrebbe allertato tempestivamente le forze dell’ordine, nonostante fosse in corso l’intrusione. In un caso, inoltre, uno dei custodi avrebbe addirittura disattivato il sistema di allarme, ritenendo che si trattasse di un falso allarme.

Circostanze che ora dovranno essere valutate sotto il profilo delle eventuali responsabilità. Il procedimento disciplinare potrebbe infatti avere conseguenze ben più pesanti del semplice trasferimento: per i quattro custodi si profila anche il rischio del licenziamento.

La vicenda si sviluppa così su due piani distinti. Da una parte c’è l’indagine sul furto delle opere attribuite ad Antonello da Messina, con l’obiettivo di ricostruire modalità, responsabilità e autori della sottrazione. Dall’altra, l’amministrazione regionale sta verificando se vi siano state omissioni o comportamenti incompatibili con i compiti affidati al personale addetto alla sicurezza del museo.

Il trasferimento, dunque, rappresenta al momento un provvedimento organizzativo e non equivale a una responsabilità definitivamente accertata. Sarà il procedimento disciplinare, insieme agli eventuali accertamenti giudiziari, a stabilire se e in quale misura i quattro abbiano violato gli obblighi connessi al loro servizio.

Intanto, sul caso resta alta l’attenzione: oltre al valore storico e artistico delle opere sottratte, la vicenda ha acceso i riflettori sull’efficacia dei sistemi di sorveglianza e sulle procedure adottate per proteggere il patrimonio culturale custodito nei musei siciliani.

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