6 Ottobre 2026, martedì
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Mps al centro della scena a Piazza Affari: il mercato aspetta le mosse di Lovaglio

Borse europee prudenti in avvio, mentre la tensione geopolitica e i rendimenti americani continuano a orientare il sentiment. A Milano riflettori puntati sul risiko bancario: il cda di Mps è chiamato a delineare la strategia per fronteggiare le offerte di Intesa Sanpaolo e Unipol. Sullo sfondo, petrolio, dollaro e oro reagiscono alle nuove mosse di Washington e alle indicazioni della Fed.

L’Europa dei mercati apre con il freno tirato. Gli investitori si muovono in un quadro ancora dominato dall’incertezza geopolitica in Medio Oriente e dalle prospettive della politica monetaria americana. I listini restano così sostanzialmente cauti: Parigi avanza dello 0,01%, Francoforte dello 0,08%, Amsterdam dello 0,07%, mentre Madrid segna un più deciso +0,9%. A Milano il Ftse Mib parte con un rialzo dello 0,15%.

A Piazza Affari, tuttavia, la partita più osservata non è quella degli indici, ma quella del risiko bancario. Riflettori puntati su Mps, nel giorno del cda presieduto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Il mercato attende di capire quale sarà la risposta dell’istituto senese alle operazioni che stanno ridisegnando gli equilibri del sistema bancario italiano.

Mps, il cda chiamato a scoprire le carte

Il consiglio di amministrazione di Mps arriva a un passaggio particolarmente delicato. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, il Monte potrebbe valutare una strategia articolata su Banco Bpm e Banca Generali, con l’obiettivo di rafforzare la propria posizione e costruire una risposta all’offerta di Intesa Sanpaolo, del valore di 30,6 miliardi di euro, oltre che alle iniziative del gruppo Unipol.

È proprio dalle decisioni che emergeranno dal vertice che il mercato cercherà di capire la direzione impressa da Lovaglio: difesa, rilancio o accelerazione del consolidamento.

In avvio, il mercato registra movimenti contenuti sui protagonisti del risiko: Mps cede lo 0,1%, Banco Bpm arretra dello 0,2%, mentre Banca Generali sale dell’1,9%. Quotazioni che, più che anticipare un esito, fotografano l’attesa per le prossime mosse.

Trump alza il livello dello scontro con Teheran

A complicare il quadro internazionale resta intanto la crisi in Medio Oriente. Donald Trump ha annunciato su Truth quella che ha definito una “guerra economica” contro l’Iran, prospettando un’operazione di isolamento senza precedenti.

L’annuncio riporta in primo piano il rischio di nuove tensioni sulle materie prime e sulle catene energetiche, in una fase nella quale il mercato continua a monitorare con estrema attenzione ogni sviluppo sul fronte geopolitico.

Il petrolio procede però in ordine sparso. Il Brent sale dello 0,3% a 91,90 dollari al barile, mentre il Wti scende dell’1,4% a 84,63 dollari. Pressoché stabile il gas naturale: sul Ttf di Amsterdam il contratto si attesta a 63,4 euro per megawattora, in rialzo dello 0,1%.

Treasury, una tregua dopo quattro sedute di vendite

Un elemento di sollievo arriva dal mercato obbligazionario americano. Dopo quattro sedute consecutive di ribassi, i Treasury trovano un po’ di respiro grazie alle indicazioni del Dipartimento del Tesoro Usa, intenzionato a raddoppiare il volume dei riacquisti di titoli a lunga scadenza.

L’obiettivo è contenere la pressione sui costi di finanziamento e contribuire a stabilizzare il mercato del debito. La reazione è stata immediata: il rendimento del Treasury a 30 anni, che martedì aveva raggiunto il livello più alto dal 2007, arretra di un punto base al 5,18%.

La distensione si propaga anche agli altri mercati obbligazionari dell’area Asia-Pacifico, con rendimenti in calo per i titoli di Stato di Giappone, Australia e Nuova Zelanda.

La Fed non esclude una stretta se l’inflazione non rallenta

Sul fronte della politica monetaria, a pesare sono anche i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve. Dal documento emerge una particolare attenzione al rischio che l’inflazione possa rimanere troppo elevata.

Diversi esponenti del board hanno indicato la possibilità di una politica monetaria più restrittiva qualora la dinamica dei prezzi non dovesse rallentare. Il comitato continua inoltre a considerare orientati al rialzo i rischi sull’inflazione.

È un messaggio che mantiene alta la sensibilità dei mercati alle prossime indicazioni macroeconomiche: il percorso dei tassi resta infatti uno dei principali driver per obbligazioni, azioni e valute.

Dollaro debole, oro in ritirata

Sul mercato valutario, il dollaro scende ai minimi da tre mesi, anche sulla scia delle iniziative annunciate dal Tesoro americano. L’euro passa di mano a 1,1667 dollari, contro gli 1,1659 della chiusura precedente.

Il cambio dollaro/yen si porta a 158,51, da 159,50, mentre l’euro/yen sale a 185,08, rispetto ai 184,79 della vigilia.

Dopo la corsa delle ultime sedute, invece, prende fiato l’oro. Il metallo prezioso, che ieri aveva raggiunto i massimi da inizio giugno anche grazie alla discesa dei rendimenti dei Treasury, arretra dello 0,6% a 4.493 dollari l’oncia.

In lieve calo anche il bitcoin, che scambia a 69.560 dollari, in flessione dello 0,2%.

Per i mercati, dunque, la giornata si apre su più fronti: geopolitica, obbligazioni e banche. E mentre gli investitori cercano segnali sulla traiettoria dei tassi e sulla tenuta del quadro internazionale, a Milano la vera domanda resta una: quale sarà la prossima mossa di Mps nel grande risiko del credito italiano?

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