Gianni Infantino gioca una partita ben più complessa di una finale mondiale: quella per la propria sopravvivenza ai vertici della FIFA. Il presidente svizzero, travolto da un’ondata crescente di critiche, si troverebbe oggi in una posizione sempre più fragile, stretto tra contestazioni interne e l’erosione di consensi tra le principali federazioni calcistiche.
Al centro della tempesta c’è il controverso progetto “Forward Enterprise”, un’iniziativa – ormai accantonata – che prevedeva la creazione di una nuova entità aperta a investitori privati, con la possibilità di acquisire quote dei grandi eventi FIFA, inclusa la Coppa del Mondo. Un’idea che ha sollevato dubbi profondi sulla governance e sull’indipendenza del calcio internazionale, alimentando una vera e propria rivolta politica all’interno delle istituzioni sportive.
Secondo indiscrezioni riportate da media internazionali come il New York Post e la BBC, Infantino avrebbe cercato sostegno oltre i confini del calcio, arrivando a sondare la disponibilità di Donald Trump per rafforzare la propria posizione. Le stesse fonti parlano anche di un possibile contatto con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ipotesi però smentita con decisione da ambienti FIFA, che negano qualsiasi interlocuzione con membri dell’amministrazione statunitense.
Al di là delle smentite ufficiali, il quadro che emerge è quello di un presidente sempre più isolato. “Si sente solo e sta cercando alleati di alto profilo”, riferisce una fonte vicina al dossier. Un isolamento accentuato dal gelo nei rapporti con lo stesso Trump, che – dopo una fase di contatti frequenti – avrebbe smesso di rispondere alle chiamate del dirigente.
Sul fronte sportivo, la situazione non è meno critica. La UEFA ha apertamente contestato la leadership di Infantino, mentre diverse federazioni europee, tra cui Finlandia e Galles, hanno già annunciato che non sosterranno la sua rielezione prevista per marzo. Anche l’Inghilterra sembra orientata a seguire la stessa linea. Parallelamente, CONCACAF ha chiesto un “riassetto completo” della governance FIFA, segnale di un malcontento che travalica i confini del Vecchio Continente.
In questo scenario, Infantino si trova a dover gestire una crisi che non è soltanto politica, ma anche reputazionale. La sua presidenza, un tempo caratterizzata da una forte espansione commerciale e da ambizioni globali, appare oggi appesa a un equilibrio sempre più precario. E mentre il progetto “Forward Enterprise” sembra definitivamente archiviato, resta aperta la domanda più importante: basterà a spegnere le tensioni o segna l’inizio di un cambio al vertice del calcio mondiale?
