Ancora una volta, la montagna ha partorito il classico moscerino. L’intervento del governo sul caro carburanti – annunciato con enfasi dopo il Consiglio dei ministri – si traduce infatti in uno sconto limitato, temporaneo e soprattutto selettivo: 17 centesimi al litro, ma esclusivamente sul gasolio e soltanto fino al 6 agosto.
A chiarirlo è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha quantificato il costo dell’operazione in circa 125 milioni di euro, sottolineando al contempo come non vi sia stato alcun intervento sulle accise dei tabacchi. Una misura, dunque, circoscritta e prudente, che riflette le difficoltà di bilancio ma che appare lontana dalle aspettative generate nei mesi scorsi.
Sul piano politico, il provvedimento è stato immediatamente rivendicato dal vicepremier Matteo Salvini, che ha parlato di un primato europeo nel taglio delle accise sul diesel, lasciando però aperta la porta a nuovi interventi dopo il 6 agosto, qualora le tensioni internazionali – in particolare lo scenario di crisi tra Stati Uniti e Iran – continuassero a incidere sui prezzi energetici.
Non a caso, un nuovo Consiglio dei ministri è già stato fissato per il 4 agosto, con l’obiettivo di monitorare l’evoluzione dei mercati e decidere eventuali proroghe o correttivi. Nel frattempo, il governo ha confermato alcune misure di sostegno per categorie specifiche, come il contributo agli autotrasportatori e il credito d’imposta per il settore agricolo.
Più ampia, e decisamente più complessa, la riflessione sul fronte dei conti pubblici. Giorgetti ha richiamato l’avvio del ciclo di bilancio a settembre e la possibile attivazione della clausola nazionale in deroga al Patto di stabilità, che consentirebbe margini aggiuntivi di spesa. Tuttavia, lo stesso ministro ha invitato alla cautela, parlando della necessità di utilizzare eventuali scostamenti “in modo intelligente e mirato”. Quanto alle promesse di riduzione fiscale – dalla detassazione delle tredicesime al taglio dell’Irpef – la risposta è stata emblematica: “Io vorrei fare anche tantissime altre cose”.
Sul fronte delle opposizioni, le critiche non si sono fatte attendere. La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha definito la misura “una toppa peggiore del buco”, accusando il governo di trattenere gran parte del gettito derivante dagli aumenti precedenti e parlando apertamente di “furto di Stato”.
Ma al di là dello scontro politico, emerge un dato forse ancora più significativo: il distacco crescente tra le scelte dell’esecutivo e le aspettative dei cittadini. Un sondaggio realizzato tra i lettori e nelle piazze – senza alcuna profilazione politica – racconta infatti una percezione molto diversa delle priorità. Alla domanda su quali interventi adottare per contrastare il caro energia, il 45% degli intervistati ha indicato il taglio di benefit e stipendi dei politici, il 30% la riduzione delle cosiddette “opere ideologiche” e il 25% un aumento della tassazione su alcolici e superalcolici.
Indicazioni nette, che evidenziano un malessere diffuso e una richiesta di interventi strutturali più incisivi. In questo contesto, il mini-sconto sul gasolio appare per quello che è: una misura tampone, destinata a esaurirsi rapidamente, senza incidere in modo significativo sul problema di fondo.
L’ennesima risposta parziale a una crisi complessa. E, per molti, l’ennesima occasione mancata.
