15 Luglio 2026, mercoledì
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Satnam Singh, la sentenza di Latina: 16 anni al datore di lavoro per omicidio volontario

Il Tribunale riconosce il dolo eventuale: decisivo il mancato soccorso dopo l’incidente nelle campagne pontine. L’imprenditore lasciò il bracciante ferito davanti casa, con un arto amputato.

Sedici anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale. È la condanna inflitta dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina ad Antonello Lovato, imprenditore ritenuto responsabile della morte di Satnam Singh, il bracciante indiano rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro nell’estate del 2024. Una decisione che segna un passaggio giudiziario rilevante, soprattutto per la qualificazione del reato: non una semplice omissione, ma una condotta che ha accettato consapevolmente il rischio della morte.

Secondo quanto ricostruito in aula, Singh riportò l’amputazione di un braccio a causa di un macchinario artigianale avvolgi-plastica utilizzato nei campi. Invece di attivare immediatamente i soccorsi, Lovato lo caricò su un furgone e lo trasportò davanti all’abitazione in cui il lavoratore viveva, abbandonandolo lì in condizioni disperate, con l’arto amputato riposto in una cassetta per la frutta. Un comportamento che, per l’accusa, ha inciso in maniera determinante sull’esito fatale.

Il bracciante fu successivamente ricoverato, ma le cure si rivelarono inutili: morì pochi giorni dopo. La Procura di Latina aveva chiesto una condanna a 22 anni, sostenendo che un intervento tempestivo avrebbe potuto offrire concrete possibilità di sopravvivenza.

La Corte, pur riconoscendo le attenuanti generiche, ha stabilito una pena di 16 anni di carcere, disponendo anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per tutta la durata della pena. A Lovato è stato inoltre imposto il risarcimento dei danni alle parti civili, con provvisionali immediatamente esecutive fino a 120mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare.

Al centro della sentenza, il nesso tra il mancato soccorso e il decesso: un comportamento che, secondo i giudici, non si è limitato a una grave negligenza, ma ha configurato l’accettazione consapevole del rischio di morte. Un verdetto destinato a pesare nel dibattito sulla sicurezza sul lavoro e sulle responsabilità dei datori nei contesti più fragili e sommersi dell’economia agricola.

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