7 Ottobre 2026, mercoledì
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Senago, il dolore che diventa rabbia: la madre di Lorenzo contro gli hater

Dopo la tragedia costata la vita a tre ragazzi, lo sfogo sui social di Alessandra Calderaro: “Basta cattiverie, abbiate rispetto. Non sapete nulla di noi”

Il dolore di una madre che ha perso un figlio si trasforma in indignazione. E trova voce, pubblicamente, in un lungo sfogo affidato ai social. A pochi giorni dal drammatico incidente stradale di Senago, alle porte di Milano, in cui hanno perso la vita tre giovanissimi – Lorenzo Benin, Camilla Copparoni e Riccardo Provasi – Alessandra Calderaro, madre di Lorenzo, rompe il silenzio e si rivolge direttamente a chi, online, ha scelto di giudicare e colpire.

“Abbiate rispetto”. È un appello netto, privo di filtri, quello che attraversa le righe pubblicate su Facebook. Parole scritte “di getto”, come lei stessa sottolinea, per rispondere a commenti carichi di livore e superficialità comparsi sotto le notizie della tragedia.

“Sto pensando che sono veramente stanca di leggere tutte queste cattiverie gratuite. Avete una vita?”, scrive la donna, presentandosi con orgoglio: “Sono la mamma di Lollo, e ne sono fiera”. Nel mirino finiscono i cosiddetti “leoni da tastiera”, accusati di esprimere giudizi senza conoscere nulla delle persone coinvolte, né delle famiglie travolte dal lutto.

A ferire, più di tutto, sono le insinuazioni e i commenti che, secondo la madre, arrivano a giustificare quanto accaduto o a mettere sotto accusa i ragazzi stessi: “Si permettono di scrivere che ci sta bene tutto quello che è successo, che stavamo dormendo tranquillamente, che ragazzi di 17 anni erano in giro alle 5 del mattino…”.

Parole che riaprono una ferita ancora fresca. E che spingono Calderaro a interrogare direttamente chi scrive: “Dopo che avete scritto quelle paroline vi sentite realizzati? Siete stati adolescenti? O siete solo frustrati?”.

Uno sfogo che, pur nella sua durezza, si chiude con un passo indietro e una richiesta: “In questo momento sono scesa al vostro livello e mi spiace, non è da me”. Poi l’invito, quasi una sfida: “Se avete il coraggio, venite a dirmi in faccia quello che scrivete”.

Infine, la frase che riassume il senso di una tragedia che nessuna parola può davvero contenere: “Non auguro neanche al mio peggior nemico quello che è successo”. E una richiesta semplice, ma potente: fermarsi. Tacere. Rispettare.

Nel rumore incessante dei social, il dolore chiede silenzio. E, soprattutto, umanità.

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