14 Ottobre 2026, mercoledì
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Medici di famiglia, svolta sul contratto: via libera delle Regioni per le Case di Comunità

Accordo quadro per sbloccare il nodo Pnrr: fino a sei ore settimanali nelle strutture territoriali. Ora la trattativa passa a Sisac e sindacati

Una mediazione attesa, necessaria e soprattutto urgente. Le Regioni imprimono un’accelerazione decisiva sul rinnovo contrattuale dei medici di medicina generale e sbloccano uno dei nodi più critici per l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con l’approvazione dell’atto di indirizzo, si riapre infatti la strada per garantire l’operatività delle Case di Comunità entro la scadenza del 30 giugno, fissata dal Pnrr e finora messa in discussione dallo stallo normativo seguito allo stop del decreto di riforma promosso dal ministro della Salute Orazio Schillaci.

Il cuore del provvedimento è chiaro: i medici di famiglia saranno chiamati a prestare servizio all’interno delle Case di Comunità per un massimo di sei ore settimanali, distribuite su 48 settimane all’anno. Un impegno che si aggiunge — in forma residuale — agli obblighi già previsti per i professionisti con rapporto orario, inclusa la copertura dei turni notturni, festivi e del sabato, qualora richiesto dalle Aziende sanitarie.

A definire nel dettaglio la distribuzione dei carichi di lavoro saranno proprio le singole Asl, chiamate a valutare il fabbisogno territoriale e a ripartire equamente le presenze tra i medici, assicurando comunque un presidio minimo: almeno un medico per ogni Casa di Comunità.

La scelta di percorrere la via contrattuale, piuttosto che quella legislativa, rappresenta il punto di equilibrio individuato dopo settimane di confronto con il Ministero della Salute. «Proponiamo una soluzione di ragionevolezza», sottolinea Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, rivendicando il metodo adottato. «Attraverso la contrattazione vogliamo garantire il pieno raggiungimento degli obiettivi della Missione 6 del Pnrr, in collaborazione con tutti gli attori coinvolti».

Il riferimento è alla necessità di rafforzare la medicina di prossimità, uno dei pilastri della riforma sanitaria post-pandemica. «È un atto di responsabilità verso i cittadini — aggiunge Alparone — che devono poter contare su un accesso più semplice e capillare a cure e servizi sul territorio».

Con l’approvazione dell’atto di indirizzo, si creano ora le condizioni per aprire il tavolo negoziale tra Sisac — la Struttura interregionale sanitari convenzionati — e le organizzazioni sindacali dei medici di famiglia. L’obiettivo dichiarato è arrivare in tempi rapidi alla firma di un accordo attuativo, così da rendere pienamente operative le Case di Comunità e rispettare gli impegni europei.

Ma il dossier non si chiude qui. Una volta definito questo primo tassello, il confronto si sposterà sul rinnovo complessivo della medicina generale per il triennio 2025-2027. Le Regioni puntano a un nuovo atto di indirizzo entro il 30 settembre 2026, nel segno — viene sottolineato — di una «proficua condivisione» tra istituzioni e rappresentanze professionali.

In gioco non c’è soltanto un contratto, ma l’assetto futuro della sanità territoriale italiana: un sistema chiamato a evolversi rapidamente per rispondere a una domanda di assistenza sempre più diffusa, integrata e vicina ai cittadini.

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