Una nuova notte di guerra, tra le più violente degli ultimi mesi, ha colpito Kiev e altre aree dell’Ucraina con un’offensiva massiccia condotta dalla Russia mediante droni e missili balistici. Il bilancio provvisorio parla di almeno quattro vittime e circa sessanta feriti, mentre il Paese torna a fare i conti con la devastazione diffusa di infrastrutture civili.
Secondo quanto riferito dalle autorità ucraine, diversi quartieri della capitale sono stati investiti da esplosioni in sequenza. Tra gli obiettivi colpiti figurano una scuola, edifici residenziali, un mercato – andato in fiamme – e un’infrastruttura idrica strategica. Le immagini diffuse nelle ore successive raccontano di palazzi sventrati, vetri infranti e squadre di soccorso al lavoro tra le macerie.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato con toni durissimi l’azione di Mosca, sostenendo che l’attacco abbia incluso anche l’impiego del missile a medio raggio “Oreshnik”, un vettore in grado – secondo Kiev – di trasportare testate nucleari. In un messaggio pubblicato sui propri canali ufficiali, Zelensky ha parlato di una “escalation folle”, accusando direttamente il Cremlino di aver deliberatamente preso di mira obiettivi civili.
“Tre missili hanno colpito un’infrastruttura idrica, un mercato è stato incendiato, decine di edifici residenziali danneggiati e diverse scuole distrutte. E contro Bila Tserkva è stato lanciato anche l’Oreshnik”, ha dichiarato il presidente ucraino, sottolineando la gravità dell’attacco.
L’offensiva russa arriva in un contesto già fortemente deteriorato. Nelle ore precedenti, Kiev aveva infatti messo in guardia su una possibile rappresaglia da parte di Mosca, dopo l’attacco ucraino contro un dormitorio nella regione di Lugansk, territorio occupato dai russi. Un episodio che, secondo analisti e osservatori militari, avrebbe contribuito ad alimentare una nuova spirale di ritorsioni.
Sul piano strategico, l’eventuale utilizzo del missile Oreshnik rappresenterebbe un segnale significativo: non solo per le sue capacità tecniche, ma per il messaggio politico e militare che implica, in una fase del conflitto già segnata da crescenti tensioni internazionali.
Nel frattempo, i soccorsi continuano a lavorare senza sosta tra le macerie, mentre le autorità locali invitano la popolazione a restare nei rifugi. Kiev si risveglia ancora una volta ferita, ma non piegata, nel cuore di una guerra che appare sempre più lontana da una soluzione.
