19 Ottobre 2026, lunedì
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Delitto di Garlasco, le ombre su Sempio: appunti, intercettazioni e nuovi interrogativi

Dalle agende personali alle frasi captate dagli investigatori: emerge un quadro inquietante tra ossessioni, riferimenti al processo e dichiarazioni ambigue. La Procura chiude le indagini e riapre il caso con una nuova chiave di lettura.

Un mosaico di frasi, annotazioni private e intercettazioni ambientali che, tassello dopo tassello, delineano un profilo inquieto e per certi versi contraddittorio. È su questo materiale che si fonda la nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Garlasco, con Andrea Sempio ora formalmente accusato dell’omicidio di Chiara Poggi.

Tra gli elementi agli atti spiccano alcune parole captate il 14 aprile 2025: «È stata una bella stronza…», dice Sempio ricordando una telefonata risalente all’agosto 2007, quando la giovane – secondo il suo racconto – avrebbe rifiutato di parlargli riattaccando. Un frammento apparentemente marginale, ma che restituisce uno spaccato emotivo della relazione tra i due, mai del tutto chiarita.

Le agende e l’ossessione per il caso

A colpire gli investigatori sono soprattutto le annotazioni contenute nelle agende Moleskine di Sempio, datate tra il 2019 e il 2021. Appunti brevi, quasi criptici, ma significativi: «Mol­ta ansia – 2 archiviazioni», «Stasi ha chiesto la riapertura», «mamma in panico», «Stasi ricorso in Cassazione».

Frasi che tradiscono un’attenzione costante all’evoluzione giudiziaria del caso e, secondo gli inquirenti, un coinvolgimento che va oltre la semplice curiosità. In un passaggio, Sempio annota anche: «pare punti sui capelli… vabbè dovrebbe… lontano da noi», riferimento ritenuto compatibile con le nuove analisi genetiche portate dalla difesa di Alberto Stasi nel tentativo di ottenere la revisione del processo.

Non solo. In un’altra pagina si leggono appunti sui sogni: immagini violente, aggressive, in cui Sempio si descrive come protagonista di atti brutali. «Accoltella delle persone», oppure «aggredisce una donna che lo colpisce con un taser». Elementi che, pur non costituendo prova, contribuiscono – secondo chi indaga – a delineare un immaginario personale intriso di violenza.

Navigazioni web e contenuti estremi

A rafforzare questo quadro, le attività online: numerose ricerche su temi come satanismo, omicidi, predatori sessuali, violenza sulle donne, fino a contenuti legati a cadaveri e autopsie. Un interesse giudicato «ricorrente e significativo» nelle informative investigative.

Già nel 2014, inoltre, Sempio aveva cercato su internet test psicologici legati alla figura del killer, accedendo a pagine dal titolo esplicito: “Scopri il serial killer che è in te”.

Il soliloquio sul sangue

Tra gli elementi più delicati emerge un’intercettazione ambientale del 12 maggio 2025. Sempio, parlando tra sé, afferma: «Quando sono andato io… il sangue c’era». Una frase che gli inquirenti collegano alla mattina del 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio.

Il passaggio prosegue con considerazioni sulla scena del crimine e sul comportamento di Alberto Stasi: «Non se ne è reso conto… senza accorgersene ha evitato le macchie». Un ragionamento che sembra inserirsi nel dibattito processuale sulla presenza – o meno – di sangue secco al momento del ritrovamento del corpo.

La telefonata che riapre tutto

Il 26 febbraio 2025, quando riceve la telefonata dei carabinieri per presentarsi in caserma, Sempio reagisce con irritazione e apprensione: «Ancora con sta storia…», «Che cazzo hanno trovato?».

Secondo i militari, il fatto che abbia immediatamente collegato la convocazione al delitto rappresenta un elemento rilevante: una reazione spontanea che, nelle loro valutazioni, suggerirebbe una consapevolezza latente.

L’ipotesi investigativa

Nella ricostruzione degli inquirenti, dopo il delitto Sempio si sarebbe recato nell’abitazione della nonna, a circa 400 metri dalla casa di via Pascoli, per completare operazioni di pulizia prima di rientrare dai genitori per pranzo. Un tragitto breve, compatibile con i tempi ricostruiti e con una possibile via di fuga defilata.

Un caso ancora aperto

L’indagine, ora chiusa, ribalta di fatto uno degli assunti più consolidati del caso: la posizione di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva, viene ridefinita alla luce dei nuovi elementi raccolti.

Resta però un quadro complesso, in cui appunti personali, comportamenti ambigui e frammenti di conversazioni devono ancora trovare una sintesi probatoria solida.

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua così a muoversi su un crinale sottile tra verità processuale e nuovi scenari investigativi.

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