14 Ottobre 2026, mercoledì
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Debito pubblico in salita: a gennaio sfondato il tetto dei 3.112 miliardi

Secondo i dati diffusi da Banca d’Italia, lo stock delle amministrazioni pubbliche cresce di 16,8 miliardi rispetto a dicembre. A pesare l’aumento della liquidità del Tesoro e il fabbisogno dello Stato.

Il debito pubblico italiano continua la sua traiettoria ascendente e, con l’inizio dell’anno, aggiorna nuovamente i propri record. A gennaio lo stock complessivo delle passività delle amministrazioni pubbliche ha raggiunto quota 3.112,3 miliardi di euro, segnando un incremento di 16,8 miliardi rispetto al mese precedente.

A certificare l’andamento è la Banca d’Italia, che nella consueta pubblicazione statistica sul debito evidenzia come la crescita sia principalmente legata a due fattori: l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro e il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche.

Nel dettaglio, le riserve di cassa del Tesoro hanno registrato un aumento di 9,5 miliardi, portandosi a 61,9 miliardi di euro. Si tratta di una dinamica che spesso riflette scelte di gestione prudenziale della liquidità da parte dello Stato, che tende a rafforzare il “cuscinetto” finanziario in presenza di scadenze rilevanti o di fasi di volatilità sui mercati.

A questo si aggiunge il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, che nel mese ha contribuito per 8 miliardi all’espansione dello stock del debito. In altre parole, le uscite complessive dello Stato hanno superato le entrate, rendendo necessario un maggiore ricorso al finanziamento sui mercati.

Sul versante opposto, alcuni fattori tecnici hanno esercitato un effetto di contenimento, seppur limitato. In particolare, l’impatto combinato degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso dei titoli, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e delle variazioni dei tassi di cambio ha prodotto un effetto di riduzione pari a 0,8 miliardi.

Il risultato finale è comunque un ulteriore passo in avanti dello stock complessivo del debito, che resta uno dei principali nodi strutturali della finanza pubblica italiana. Un dato che, pur inserendosi nelle fisiologiche oscillazioni mensili della contabilità pubblica, continua a essere osservato con attenzione sia dagli investitori sia dalle istituzioni europee, in un contesto segnato dal progressivo ritorno delle regole di bilancio dell’Unione e dalla necessità per i governi di mantenere sotto controllo la sostenibilità dei conti pubblici.

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