La finestra è appannata, fuori l’inverno stringe la città, dentro il tempo sembra rallentare. Luci al neon viola e blu fendono il vetro come un’insegna notturna che non vuole essere dimenticata. Una drum machine detta il passo, i synth scorrono morbidi, l’atmosfera si fa densa, elegante, immersiva. È in questo spazio sospeso che prende forma Sexy Things, il nuovo brano di Enri Zavalloni, pubblicato da Watt Musik.
Dopo oltre trent’anni di carriera trascorsi a far dialogare jazz-funk, organo Hammond e cinema internazionale – dalle produzioni per Netflix e Marvel fino alle collaborazioni con alcune delle firme più autorevoli della musica e delle colonne sonore – Zavalloni sceglie di abitare il presente con un lavoro che suona come un punto di approdo. Sexy Things è il risultato di una ricerca che intreccia l’artigianalità del suono analogico con le estetiche digitali della Vaporwave e della Chillwave, senza mai rinunciare a un’identità musicale costruita nel tempo.
Nel suo percorso l’Hammond non è mai stato uno strumento qualunque. È diventato una firma, un centro di gravità stilistico che Zavalloni ha portato dal jazz-funk più colto alle colonne sonore, dalle collaborazioni internazionali alle produzioni d’autore. Una coerenza sonora che gli è valsa l’appellativo di “Duca dell’Hammond”, sintesi efficace di un linguaggio riconoscibile e mai manierista.
Sexy Things è un brano a bassa verbosità: poche parole, voci da pista utilizzate come materia timbrica più che narrativa. Tutto ruota attorno all’immaginario, al ritmo, alla sensualità del suono. È la percezione di una notte fredda che diventa avvolgente, luminosa, digitale. Il calore non passa dai cliché stagionali né da cartoline innevate, ma da un’euforia patinata, sospesa tra intimità fisica e desiderio sintetico. Qui il passato smette di essere semplice nostalgia e si trasforma in superficie, colore, texture.
La produzione si muove su synth pad ampi, riverberi e delay sognanti, sorretti da un’ossatura ritmica che guarda con rispetto alla Roland TR-808: una citazione tecnica consapevole, che colloca il brano all’interno di una genealogia precisa. L’immaginario visivo richiama il cinema notturno e neo-noir – l’eco di Drive e Blade Runner è dichiarata – ma l’effetto non è mai glaciale: è velluto, luce artificiale che scalda, naturalezza elettronica.
Non a caso Sexy Things sembra pensato per vivere dove l’atmosfera conta più della trama: serie e film dall’estetica anni Ottanta, spot alla ricerca di una sensualità sofisticata e “dreamy”, documentari e videogiochi retro-futuristi. Più che una canzone, è già un set, una palette cromatica, un mood narrativo pronto all’innesto.
«Con Sexy Things ho cercato una dimensione più raccolta – spiega Zavalloni –. Volevo un suono capace di costruire una situazione, più che raccontarla, lasciando spazio alle sensazioni. Un’elettronica che non serve a ballare, ma a sentire. È il mio modo di tradurre la sensualità di un momento in una grammatica contemporanea, che conservi però l’anima dei miei strumenti».
Lì dove la musica incontra l’atmosfera, Sexy Things trova la sua collocazione naturale. Non è un brano da consumo rapido, ma un ambiente sonoro da attraversare. Zavalloni lavora sul clima, sulla percezione, sulla definizione dello spazio come esperienza sensoriale.
Compositore e performer, Enri Zavalloni vanta oltre trent’anni di attività con un linguaggio riconoscibile legato all’Hammond groove, capace di collegare la cultura delle colonne sonore anni Sessanta al jazz-funk contemporaneo. Definito da Dusty Groove America come un musicista in grado di coniugare beat inglese sessantino e sensibilità d’avanguardia, ha collaborato con realtà e artisti internazionali attraversando mercati e formati: dal Giappone con i Pizzicato Five agli Stati Uniti con Hal Willner e i New York Dolls, fino alle produzioni per lo schermo e la serialità. Nel suo percorso figurano, tra gli altri, Disney, Marvel Studios, CBS, Netflix, Mike Patton (Mondo Cane), Ennio Morricone, Peter Thomas. Un lavoro che continua a muoversi tra musica d’autore, produzione audiovisiva e scrittura per immagini, con una costante attenzione alla dimensione narrativa del suono.
