24 Ottobre 2026, sabato
HomeItaliaCronacaOmicidio Nada Cella, Annalucia Cecere condannata a 24 anni. Due anni al...

Omicidio Nada Cella, Annalucia Cecere condannata a 24 anni. Due anni al commercialista per favoreggiamento

Sentenza di primo grado sul delitto irrisolto per oltre venticinque anni: riconosciuta la responsabilità penale per l’omicidio della segretaria uccisa nel 1996

A quasi trent’anni dall’assassinio di Nada Cella, la giustizia mette un punto fermo su uno dei cold case più discussi della cronaca italiana. La Corte d’assise ha condannato Annalucia Cecere, ex insegnante, a 24 anni di reclusione per l’omicidio della giovane segretaria, uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, a Chiavari, in provincia di Genova. Lo stesso Soracco è stato condannato a due anni per favoreggiamento.

La sentenza è stata pronunciata dai giudici presieduti dal magistrato Massimo Cusatti. La pubblica accusa, rappresentata dalla pm Gabriella Dotto, aveva chiesto l’ergastolo per Cecere e quattro anni di reclusione per il professionista. Cecere, difesa dagli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini, non era presente in aula al momento della lettura del dispositivo; presente invece Soracco, assistito dall’avvocato Andrea Vernazza.

Per l’ex insegnante la Corte ha riconosciuto l’aggravante dei futili motivi, ma ha escluso quella della crudeltà. Secondo l’impianto accusatorio, condiviso dai giudici, l’omicidio sarebbe maturato in un contesto di tensioni personali e lavorative: un delitto d’impeto, nato – per la procura – dal desiderio di Cecere di sostituire Nada Cella sia nel lavoro sia nella vita affettiva di Soracco.

Il commercialista e la madre, Marisa Bacchioni – la cui posizione è stata stralciata dal processo – avrebbero mentito agli inquirenti, contribuendo a coprire la presunta assassina. Soracco, che subito dopo il delitto era stato il principale sospettato, ha sempre respinto l’accusa di favoreggiamento, sostenendo di non aver mai aiutato Cecere a eludere le indagini.

Il caso di Nada Cella era stato riaperto nel 2021, dopo oltre venticinque anni, grazie a una rilettura approfondita degli atti da parte della criminologa Antonella Delfino Pesce e dell’avvocata Sabrina Franzone, legale della famiglia della vittima. La nuova inchiesta, coordinata dalla pm Dotto e affidata alla squadra mobile, ha portato alla ricostruzione di elementi investigativi rimasti in ombra per decenni.

Il nome di Annalucia Cecere, in realtà, era già emerso all’epoca dell’omicidio: i carabinieri avevano raccolto alcune segnalazioni sul suo conto e, durante una perquisizione nella sua abitazione, avevano rinvenuto bottoni compatibili con quello trovato sotto il corpo di Nada Cella. Indagata per cinque giorni, la sua posizione era stata inizialmente archiviata.

Oggi, a distanza di quasi trent’anni, quella vicenda torna al centro della scena giudiziaria con una sentenza che ridisegna responsabilità e ruoli, restituendo almeno in parte una risposta alla famiglia di Nada Cella e a una comunità segnata da un delitto rimasto troppo a lungo senza colpevoli.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti