Gli Stati Uniti si preparano a voltare pagina nei rapporti con una parte consistente del sistema multilaterale. Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che avvia il ritiro americano da 66 organizzazioni, agenzie e commissioni internazionali, molte delle quali riconducibili alle Nazioni Unite. Il provvedimento, che sospende il sostegno politico e finanziario della Casa Bianca, sarà annunciato pubblicamente nelle prossime ore, ma è stato anticipato all’Associated Press da un funzionario dell’amministrazione.
La decisione arriva al termine di una revisione interna ordinata dal presidente, che aveva chiesto alla sua squadra di valutare nel dettaglio la partecipazione degli Stati Uniti a tutte le organizzazioni internazionali, comprese quelle affiliate all’Onu. L’esito è netto: per l’amministrazione Trump, una parte rilevante di questi organismi non risponde più agli interessi nazionali americani.
Nel mirino finiscono soprattutto agenzie, commissioni e comitati consultivi delle Nazioni Unite impegnati su temi come il clima, il lavoro e le politiche sociali, ambiti che la Casa Bianca considera fortemente influenzati da programmi di diversità e iniziative etichettate come “woke”. Tra le realtà coinvolte figurano anche l’agenzia Onu per la popolazione e il trattato che istituisce i negoziati internazionali sul clima.
La linea dell’amministrazione è stata chiarita in una nota del Dipartimento di Stato, dai toni particolarmente duri: «Abbiamo scoperto che queste istituzioni sono ridondanti nella loro portata, mal gestite, inutili e dispendiose, spesso sfruttate da attori che perseguono interessi contrari ai nostri, oppure rappresentano una minaccia per la sovranità, le libertà e la prosperità generale della nostra nazione».
Il nuovo ordine esecutivo si inserisce in una strategia già avviata nei mesi precedenti. L’amministrazione Trump aveva infatti sospeso il sostegno statunitense ad alcune delle principali agenzie internazionali, tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità, l’UNRWA per i rifugiati palestinesi, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e l’agenzia culturale dell’Onu.
Con questo ulteriore passo, la Casa Bianca rafforza un’impostazione fortemente sovranista, che ridimensiona il ruolo degli Stati Uniti nelle sedi multilaterali e rilancia una politica estera più concentrata su accordi bilaterali e sul controllo diretto delle risorse. Una scelta destinata a far discutere sul piano internazionale e a riaccendere il dibattito sul futuro della cooperazione globale senza il pieno coinvolgimento di Washington.
