Un sistema articolato, ramificato e tutt’altro che improvvisato. È questo il quadro che emerge dall’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Alessandria su un presunto meccanismo di frodi fiscali e truffe aggravate ai danni dello Stato legate ai crediti d’imposta del Superbonus 110%, la misura simbolo della stagione post-pandemica, finanziata anche con risorse europee del Pnrr.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha portato alla denuncia di 24 persone tra imprenditori del settore edile e professionisti, accusati a vario titolo di aver orchestrato un sistema capace di generare crediti fiscali fittizi per oltre 9 milioni di euro, poi monetizzati attraverso il meccanismo dello sconto in fattura e la successiva cessione a intermediari finanziari abilitati. Un flusso di denaro che ha richiesto sequestri preventivi estesi, in Italia e all’estero, su conti correnti, immobili, veicoli, polizze, fondi di investimento, quote societarie e beni di lusso.
Secondo la ricostruzione investigativa, il cuore della frode sarebbe stato rappresentato dalla stipula di contratti fittizi di comodato d’uso gratuito e di usufrutto, utilizzati per simulare il possesso dei requisiti soggettivi richiesti dalla normativa sul Superbonus. Su questa base formale, venivano emesse fatture per lavori edilizi inesistenti o artificiosamente sovrastimati, spesso attraverso una rete di società prive di reale attività economica, le cosiddette cartiere, con il solo scopo di generare crediti d’imposta da trasformare rapidamente in liquidità.
In questo contesto si inserisce anche il lavoro di approfondimento giornalistico de La Notte Online, che non si è fermato alle prime rivelazioni. Dopo gli articoli pubblicati il 9 ottobre, il 17 dicembre e il 23 dicembre, la nostra redazione ha continuato a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, incrociando atti, riscontri e sviluppi investigativi che nel tempo hanno trovato conferme nell’attività della magistratura e della Guardia di Finanza. Un percorso di cronaca e analisi che, anche alla luce degli sviluppi più recenti, restituisce oggi una fotografia più chiara e articolata del sistema finito sotto indagine; di cui molte prestigiose testate ci usano come faro sugli sviluppi.
Nel perimetro dell’indagine compaiono anche gestioni condominiali del Comune di Alessandria, indicate tra le presunte parti lese. In questo contesto viene citato il ruolo di un consulente con sede a Eboli, Maurizio D’Elia, al quale viene contestato il rilascio di visti di conformità oggi oggetto di approfondimento investigativo. Il professionista risulta citato in giudizio davanti al Tribunale di Alessandria per visti che avrebbero consentito a un general contractor con sede legale a Milano e operatività riconducibile a Benevento di beneficiare illegittimamente dei finanziamenti statali per diversi condomìni cittadini.
A rendere ancora più denso il quadro investigativo è un dettaglio tutt’altro che marginale: lo studio legale milanese intervenuto a difesa del consulente coinciderebbe con la sede del general contractor coinvolto. Un intreccio di rapporti che contribuisce ad alimentare l’attenzione degli inquirenti su un sistema di relazioni professionali e societarie ancora in fase di approfondimento.
Le attività di sequestro, avviate già dall’ottobre 2025 dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno colpito un patrimonio imponente. Parallelamente, le posizioni fiscali dei soggetti coinvolti sono state segnalate alle Direzioni provinciali dell’Agenzia delle Entrate competenti. L’indagine di Alessandria, peraltro, non nasce nel vuoto: si inserisce in un filone nazionale di controlli avviato già dal 2021, quando alcuni intestatari fittizi di richieste di bonus — dichiaratisi ignari — avevano denunciato l’uso improprio delle proprie credenziali telematiche da parte di professionisti incaricati.
Ma il caso di Alessandria va oltre il singolo fatto di cronaca giudiziaria. È lo specchio di una svolta giurisprudenziale profonda, che negli ultimi anni ha ridefinito il ruolo e la responsabilità dei professionisti tecnici nel sistema dei bonus edilizi. A fotografare questo passaggio è lo studio della Fondazione Inarcassa sulle prime applicazioni giurisprudenziali in tema di responsabilità penale di attestatori e asseveratori.
Il legislatore, con l’articolo 119 del D.L. 34/2020, ha attribuito alle asseverazioni tecniche e ai visti di conformità una funzione sostitutiva dei controlli pubblici, conferendo loro un valore certificativo idoneo a produrre effetti diretti nei confronti della Pubblica Amministrazione. È proprio su questa centralità che si fondano le più recenti contestazioni penali.
La Corte di Cassazione ha chiarito che le false asseverazioni possono costituire l’artificio o raggiro tipico della truffa aggravata ai danni dello Stato, in quanto idonee a rappresentare presupposti inesistenti e a indurre in errore l’Amministrazione finanziaria. In questa prospettiva, la detrazione fiscale viene qualificata come una vera e propria erogazione pubblica, ottenuta attraverso lo strumento della cessione del credito.
Il punto di svolta è rappresentato dalla sentenza n. 45868 del 2024, secondo cui la truffa si consuma già con la creazione del credito d’imposta fittizio nel cassetto fiscale, senza che sia necessario attendere la sua effettiva compensazione. In questo schema, il professionista diventa un autore necessario del reato, poiché il suo apporto documentale è indispensabile alla nascita del credito.
Resta centrale, e altamente problematica, la distinzione tra colpa e dolo. La negligenza o l’errore non bastano a integrare la truffa, che richiede coscienza e volontà. Tuttavia, la figura del dolo eventuale — quando l’agente accetta il rischio dell’evento — assume un peso decisivo: il tecnico sa che la propria asseverazione è destinata a generare e far circolare crediti d’imposta e, in presenza di gravi carenze di diligenza, questa consapevolezza può tradursi in responsabilità penale.
Il caso di Alessandria, dunque, non racconta soltanto una frode milionaria, ma segna uno dei punti di emersione più chiari delle ombre del Superbonus. Ombre che non possono, però, oscurare il quadro complessivo. La misura ha rappresentato uno strumento decisivo per la ripresa economica, la riqualificazione del patrimonio edilizio e il rilancio dell’occupazione. Gli abusi, gravi e da perseguire con fermezza, restano circoscritti a una minoranza che ha sfruttato le falle iniziali del sistema.
La vera sfida, oggi, non è demolire lo strumento, ma rafforzare i controlli, chiarire le responsabilità e rendere il sistema più solido, affinché le risorse pubbliche continuino a produrre sviluppo senza diventare terreno di conquista per i soliti furbi.
L’inchiesta è ancora aperta. E promette nuovi sviluppi.
