6 Ottobre 2026, martedì
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Migranti, Majorino attacca il Governo: gestione disastrosa e strategie senza visione

Il responsabile politiche migratorie del Partito democratico critica la linea dell’esecutivo dopo la sospensione del fermo amministrativo alla nave Mediterranea

Pierfrancesco Majorino non usa giri di parole. La strategia del Governo sull’immigrazione, afferma il dirigente del Partito democratico responsabile delle politiche migratorie, non regge né sul piano giuridico né su quello politico. La sospensione del fermo amministrativo della nave Mediterranea, decisa dal Tribunale di Agrigento, rappresenta per lui la conferma di un impianto normativo e operativo che si sta sgretolando, mostrando fragilità che vanno ben oltre il singolo caso.

Il provvedimento del giudice, sottolinea Majorino, è un segnale chiaro: le azioni messe in campo contro le organizzazioni impegnate nel salvataggio in mare si fondano su basi fragili e rischiano di trasformarsi in un accanimento privo di sostegno giuridico. Il risultato, nella sua lettura, è un paradosso politico e morale. Mentre chi opera per salvare vite viene ostacolato da misure che poi non reggono al vaglio dei tribunali, il Governo non avvia le riforme strutturali necessarie per governare un fenomeno complesso come quello migratorio.

Majorino elenca ciò che considera gli errori più rilevanti: l’assenza di un intervento sulle regole di gestione dei flussi, la scelta di investire ingenti risorse nei centri di detenzione in Albania, definiti costosi e dannosi, e la decisione di favorire il rientro nei Paesi d’origine di figure compromesse con pratiche di tortura attraverso voli di Stato. Una sequenza di scelte che, secondo il dirigente democratico, rivela una strategia priva di visione e incapace di costruire soluzioni efficaci nel medio e lungo periodo.

A mancare, nella critica di Majorino, sono soprattutto le alternative che il Partito democratico chiede da tempo: la revisione profonda della normativa Bossi-Fini, considerata ormai inadatta a governare le dinamiche migratorie contemporanee, e l’apertura di canali d’ingresso legali e sicuri, capaci di sottrarre persone vulnerabili ai trafficanti e di garantire percorsi regolati di mobilità.

Il quadro complessivo, conclude Majorino, è quello di un Paese che affronta una delle sfide decisive del presente senza una bussola politica chiara, oscillando fra misure emergenziali, annunci e iniziative destinate a essere smentite dai tribunali. Un pessimo spettacolo, dice, per un tema che richiederebbe invece serietà, responsabilità e capacità di visione.

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